In cucina con lo studente…

Ricetta estiva e leggera ottima per chi è ancora sotto esami (io no! io no! Gnegnegnegne!)  che mi era stata consigliata da Alessia mentre preparavamo privato (era stato un periodo molto stressante…).  

Studenti e pomodori:

-3 pomodori rossi freschi(da insalata sono preferibili, ma io ho usato anche quelli da sugo…)

-Olio d’oliva/sale, pepe q.b

-Erbe aromatiche: Menta, origano, timo oppure i buoni vecchi mix già pronti.

-Capperi ( e se volete anche delle olive)

-mezzo pacchetto di feta, io ne uso uno intero praticamente.

Dopo aver tagliato i pomodori a fette non molto grandi uniteli al resto degli ingredienti, compresa la feta a cubetti e disponete il tutto  in una pirofila precedentemente oliata. Inseritela in formo ben caldo per pochissimi minuti, infatti, appena vedrete che il formaggio si è leggermente sciolto, dovrete tirare fuori il piatto e servire accompagnandolo con del pane e del vino bianco, se ne avete. L’importanza del forno sta nel diminuire l’acidità generale di quest’insalata servita normalmente fredda.

*questo piatto può anche essere accompagnato da del prosciutto crudo ad esempio.

Con questo dovreste riuscire a mangiare bene ed a non appesantirvi in vista delle ore di studio successivo, o delle ore di Facebook successive…

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La furia degli amanti della famiglia stile mulino bianco…

*scusate se è molto che non aggiorno il blog, ma non ho avuto tempo.      

Un recente DDL ha scatenato la reazione furiosa di sdegno quasi domenicano,  da parte dei membri del  Forum delle associazioni familiari. Sulla sito della rivista Tempi è uscito un articolo dai toni quanto meno apocalittici, che rischiano di portare l’articolo sul farsesco. Credo sia meglio, prima di inserire una parte dell’articolo, se vi dico qual è l’argomento in questione; sto parlando dell’incesto, o meglio di una modica all’art.251cc resa ufficiale il 16 maggio 2012 e che permette il riconoscimento dei figli incestuosi, senza che sia più necessaria l’ignoranza dei genitori riguardo la natura incestuosa del loro rapporto al momento del concepimento.

Cristo che frase da studente di giurisprudenza…

In sostanza se, come nelle migliori/peggiori Soap opera o come nelle tragedie greche, Batuffolo Bill conosce una bonazza, ci finisce a letto e la lascia in dolce attesa, scoprendo poi che lei era la sua famosa sorella andata via di casa a 3 anni perché si sentiva abbastanza adulta per un corso di cucito in Azerbaijan e che poi è tornata dopo 25 anni perché le mancava il cespuglio davanti alla vecchia casa, il loro figliolo potrebbe  essere riconosciuto perché entrambi non sapevano la verità­ (ma trattandosi di Soap opera, potrebbero anche essere troppo stupidi per accorgersene…). Ma se i due piccioncini avessero capito subito di essere fratello e sorella e si fossero lo stesso dedicati all’amor terreno, come in uno squallido film porno e poi fosse nato un tenero pargolo, costui non avrebbe potuto mai avere il cognome del padre e soprattutto non avrebbe mai potuto avere diritti patrimoniali sui genitori e men che meno sui parenti. Grazie al ddl sulle «Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali» questa situazione viene modificata ed il buon figliolo che magari a 18 anni vuole sapere la verità sulle sue origini, se non è stato già riconosciuto, potrà farsi riconoscere e quindi mettere le mani sull’eredità (ma si, un po’ di sano cinismo da rapace non guasta mai!).  Questo post tuttavia non vuole essere un’analisi tecnica -tra l’altro parecchio noiosa-  della norma e del rapporto di filiazione, ma la risposta ad una dichiarazione presente nell’articolo pubblicato nel sito di Tempi, nonché un invito a informarsi in materia.

Per  questo motivo consiglio la lettura di un articolo su un sito * e quello su Tempi **

Il brano incriminato è questo:

«Non solo – continua Belletti – non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa. Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare. Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza. Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia»

“Non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa.”

Ma siamo idioti? Magari un bambino vuole giocare alla Playstation, però un maggiorenne sicuramente vorrebbe sapere le sue origini.

“Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare.”

La mia anima da amante occasionale della storia e da amante a tempo pieno dell’esattezza dei ragionamenti e delle spiegazioni si rivolta di fronte a questa frase.  Dovrebbe spiegarmi che intende per cultura evoluta, infatti, sembra applicare un  criterio cronologico, ma  i regni ellenistici, figli della cultura greca, mi sembrano tutto fuorché arretrati, considerando il contesto storico.  Casomai avrebbe dovuto scrivere “attuale ed evoluta”, ma anche in questo caso avrei da ridire… Anche perché è evoluta rispetto a cosa? Posso giustificarla solo nell’ottica scientifica in base alla quale il rapporto incestuoso può portare a problemi genetici (in questo caso gradirei, per curiosità intellettuale,  una spiegazione scientifica, dunque datevi da fare, o miei acculturati lettori!). Ci tengo a ricordare che l’incesto, o torto o a ragione, veniva utilizzato per mantenere il potere, sempre all’interno della stessa cerchia familiare, per tenere “il sangue puro”… Anche i patrizi romani erano soliti sposarsi tra cugini, ma non tra fratello e sorella.

Ripeto sempre che il contesto è essenziale in un’analisi seria.

“Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza.”

Ni.

Dato che l’incesto è culturalmente escluso dalla nostra società è raro che esso avvenga, dato che una persona, nemmeno lontanamente penserebbe di fare seriamente  sesso con un parente. Quindi i casi in cui ciò avviene possono essere generati da violenza, ma anche da un rapporto consensuale. Tuttavia è possibile l’esistenza un’attrazione “fatale” tra due consanguinei, che siano fratelli o cugini diretti, o zio e nipote o madre e figlio o padre e figlia. La modifica dell’art. 521cc non riguarda minimamente la violenza sessuale incestuosa, che viene punita  severamente dal codice penale. L’art. 564cp, invece, punisce l’incesto, mentre in caso di violenza si applicano di concerto le norme sulla violenza sessuale (artt. 609bis-609 decies del codice penale).

“Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia”

Niente di più sbagliato… Nell’ottica del forum-famiglie, di Tempi e di Pontifex si vuole salvaguardare a tutti i costi la famiglia vista come rappresentazione terrena  dell’opera di Dio, ma fregandosene altamente della protezione giuridica dei soggetti che non hanno colpe del rapporto dei genitori, le colpe, infatti, non ricadono sui figli. Quest’opinione sui figli legittimi ed il matrimonio è buono, forse, nelle lotte fra Clan o nelle lotte fra le famiglie nobili delle signorie, ma il Diritto (la maiuscola è d’obbligo) deve proteggere anche i singoli cittadini ed assicurare la pace sociale. In questo caso prendete in considerazione “pace sociale”: a mio parere nel passato l’istituto della filiazione legittima era utile perché consentiva al Pater  fedifrago di avere maggiori garanzie a tenere il patrimonio intatto alla sua morte, non dovendosi occupare  per forza dei bastardi –inoltre nel passato, spesso solo il primogenito ereditava le terre, ma questa è un’altra storia– attualmente questo bisogno è venuto meno, avendo tutti i figli virtuali possibilità di crearsi da soli un patrimonio e sparendo anche la visione del “feudo” da mantenere, ovviamente sto parlando in linea teorica. Al tempo stesso, si è capito che i figli naturali meritavano la stessa protezione dei figli legittimi e che in sostanza erano uguali. Dunque dovevano meritarsi una parte di eredità, l’ultima tappa in questo viaggio è quella degli incestuosi, che si è svolta in due tappe:

-Potevano essere legittimati se c’era l’ignoranza dei genitori.

Luuuuuuunga pausa.

-L’ignoranza non è più necessaria. (riforma attuale)

Anche gli incestuosi fanno parte della famiglia, così come i naturali e i legittimi. Rimangono pur sempre figli con il diritto al nome ed al patrimonio.

Per concludere dico che l’incesto non va certamente incentivato, ma che il legislatore deve sempre pensare ad una protezione giuridica per le categorie deboli e che i cari detrattori della norma dovrebbero utilizzare maggiore buon senso…

*http://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/i-figli-sono-davvero-tutti-uguali/

**http://www.tempi.it/lo-stato-italiano-sta-per-riconoscere-lincesto-e-i-cittadini-ne-sono-alloscuro#axzz21Od0fwGH

Dimensioni parallele e corsi di scassinaggio

Ieri sera in quel di Tubinga ho visitato con due amici un altro mondo, un po’ strano perché sembrava autentico come solo le rappresentazioni nei film o nei libri possono essere e che non avevo mai avuto modo di visitare. 

Purtroppo non ho oltrepassato alcun passaggio dimensionale  e non sono nemmeno finito tra le pieghe della  Londra di sotto di Neil Gaiman in Nessun dove, quello che ho fatto è stato visitare, come un esploratore, provetto un accampamento hippy, anche se definirlo hippy è riduttivo, dato l’insieme di “culture urbane” presenti .

Dopo una robusta cena a base di pasta al pesto e vino rosso ci mettiamo in cammino per  arrivare in questo posto dove ci sarebbe dovuta essere una fantomatica festa con musica live e birra. La mia guida, come chiamerò Francesco,  perché voglio far capire che non avevo assolutamente idea di cosa aspettarmi e soprattutto per dare quel tocco particolare alla narrazione. Gradualmente lasciammo il centro città borghese e studentesco passando attraverso la zona commerciale ed industriale, nonché davanti ad uno dei locali più tamarri che si possano vedere, fino ad arrivare in un quartiere, che ho scoperto proprio oggi ha ricevuto tra l’altro anche il premio europeo per l’urbanistica, purtroppo l’ho visitato solo di notte, ma sembra diverso dal mondo fine anni ‘70 in cui vivo attualmente, che devo confessare, non mi dispiace affatto.  Superata questa zona ci siamo inerpicati su una collinetta boscosa lungo una strada quasi completamente al buio, ma non eravamo i soli e si sentiva musica in lontananza.  Dalla strada principale abbiamo seguito un sentiero fino ad una vecchia roulotte marrone, eravamo finalmente arrivati al campo.

La cosa carina era che a segnare il sentiero  di terra battuta e fangoso, a causa delle maledette e continue piogge estive, c’erano delle piccole fiaccole, questo trasmetteva una vaga sensazione di misticismo medievale, che  unita alla vista delle  roulotte di tutte le forme e i colori mi creava un vago miscuglio di sensazioni.  Sempre lungo il sentiero c’era una bancarella che distribuiva candele ed un grosso falò con della gente attorno intenta a scaldarvisi e chiacchierare. Passati attraverso un cancelletto ricoperto di edere siamo arrivati alla festa, infatti sopra ad un camion-palco un gruppo musicale suonava, ma la cosa particolare del gruppo non era la loro musica, ma il batterista mostruosamente ed enormemente obeso che poi  è rimasto seduto sullo sgabello anche mentre gli altri smontavano gli strumenti, tanto da farci pensare che fosse una parte del camion e non una persona. Davanti allo spiazzo del concerto sotto un tendone c’erano il bar, dei tavoli ed un posto dove ordinare da mangiare, tra l’altro carissimo, considerando la quantità di cibo ed il luogo in cui ci trovavamo. Invece la birra era a prezzi normali.  La varietà di persone che erano sotto il tendone: studenti, punkettoni con il cane al seguito, alternative con i rasta e i piercing, gente distrutta dall’alcol, coppie di impiegati mezza età, bambini, studenti, non mi ha colpito più di tanto…

Ma sono  rimasto stupito dal corso che si teneva ad alcuni tavoli, cioè come imparare a scassinare una serratura, dalle più semplici, lucchetti compresi, alle più complesse, con annesso manuale, schemi e ferri del mestiere.  Molti ragazzini erano intenti nella divertente attività, ovviamente ci ho provato anche io, senza concludere nulla ovviamente, il mondo dello scasso non fa per me…

Non riesco ancora a decidere se questo innocuo passatempo, mi turba o no, probabilmente si.

Ad ogni modo quando il gruppo ha smesso di suonare dei giocolieri si sono dati da fare con delle torce, cerchi e lance infuocate, con il sottofondo di varie canzoni molto belle, di cui non ricordo i nomi. Posso dire con certezza che si respirava un grande senso di libertà all’interno della comunità, ma sicuramente anche loro avranno le loro regole.

Dopo la festa,  per uscire dal villaggio siamo passati  lungo un altro sentiero ed entrando in una delle poche strutture fisse, un bar-ristorante- taverna- mostra fotografica, una volta tornati in zona stazione siamo andati a sbranare un ottimo hamburger in un non-luogo, un fast-food americaneggiante  al secondo piano di una palazzina, con i bagni anni 70 e dotato di corridoi con atmosfera da ufficio. , sicuramente si trovava in una dimensione parallela…

In effetti qui sono tanti i luoghi in cui alienarsi, in cui trovare tante sfaccettature diverse.

Colui che gli dei vogliono distruggere

“A colui che gli dei vogliono distruggere, viene fatto, per prima cosa, dono della follia.” E’ questa l’altisonante frase,scritta da Euripide e citata nel fumetto “Aquaman” , sulla quale si basa il titolo del romanzo, edito da “Guanda” , di Gianluca Morozzi, scrittore Bolog

nese, autore di vari romanzi tra cui “Despero” e “L’era del Porco”, di una raccolta di racconti e di alcuni Graphic novel. Lui è un musicista e questo infatti, come anche la passione per il Bologna lo hanno influenzato molto riguardo ai contenuti dei suoi testi.

Questo divertente e surreale romanzo presenta, non solo, varie vicende incrociate, più o meno, tra loro, ma addirittura ambientate in due mondi diversi , posizionati in realtà spazio-temporali diverse.  Su Terra prima, il nostro mondo, si svolgono le disavventure del disastrato Kabra, leader di una band, i Despero, che ha conosciuto momenti migliori.

Kabra, in piena crisi creativa, ha poco tempo per scrivere la canzone perfetta e al tempo stesso la sua sanità mentale viene duramente messa alla prova da Elettra, bellissima e pazza chitarrista della band.

Su Terra L, uguale al nostro pianeta a parte il piccolo particolare che i supereroi fanno parte della vita quotidiana e non solo delle storie nei fumetti, invece, si ha la presenza di due esseri dotati di superpoteri: il supereroe Leviatan, protagonista delle vicende in questo strano mondo, che si trova alle prese con  il fatto che i suoi due poteri a disposizione cambiano sempre ogni 12ore, in maniera totalmente casuale ed imprevedibile e con i problemi derivanti dall’avere una movimentata doppia esistenza e  il malvagio e misterioso Ragnarock,  ma anche di un uomo, Johnny Grey, che comparso in circostanze misteriose nella New York nei primi anni Sessanta, ha scritto tutte le canzoni più famose della storia della musica e del fatto che artisti come David Bowie o Leu Reed, privati del proprio sfogo artistico, sono diventati folli supercriminali.

Questo è  un libro stravagante, piacevole alla lettura  e divertente, in esso si ha la presenza di una tragicomica ironia che porta il lettore a ridere, a volte, arrabbiarsi per le scelte dei personaggi,  riflettere su temi come la crisi creativa, la fama, la confusione di idee e sentimenti che ogni essere umano porta con sé dalla nascita. Ricco di citazioni di altre storie scritte da Morozzi “Colui che gli di vogliono distruggere” è un libro da leggere se si vuole ridere un po’ e  fantasticare ad occhi aperti, dimenticando per un po’ la pesantezza del presente.

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In cucina con lo studente…

Oggi non mi viene nulla in mente di cui poter parlare, dunque  propongo una ricetta veloce e buona per studenti che non hanno voglia di stare ore ai fornelli o che non sono assolutamente in grado di cucinare ma che sono stanchi di pizze surgelate e  kebab o di razziare il frigo e gli scompartimenti dei coinquilini in cerca di qualcosa di commestibile anche scaduto da un pezzo.

Fagiolata dello studente pigro. (x1 persona –dose abbondante) Tempo 5/10 minuti

-1 scatola di fagioli

– olio

-mezza cipolla

-sale; curry; peperoncino rosso o in mancanza paprika

-mix di erbe aromatiche (di quelli che vendono al supermercato e che sono decenti) oppure misto di erbe provenzali

-vino rosso per sfumare se lo avete (ma rende il gusto più forte e potrebbe stonare con il curry, ma dipende dai gusti in fondo)

-salsa di pomodoro (poca)

-dadini di formaggio

Fate soffriggere la cipolla tagliata ad anelli sottili  nell’olio ben caldo e poi aggiungete i fagioli e girateli, sfumandoli con il vino se è di vostro gradimento, altrimenti unite direttamente il pomodoro, ne serve pochissimo e solo per non rendere troppo asciutta la pietanza, infatti troppa salsa coprirebbe il gusto degli altri ingredienti. Poi unite il curry, il sale (un pizzico) e le erbe.

Quando i fagioli vi sembrano un po’ più morbidi, toglieteli dal fuoco  ed unite i dadini di formaggio che si scioglieranno con il calore.  Servite su un piatto con un filo d’olio a crudo.

Accompagnateli con del pane casereccio o delle focacce semplici fatte in padella.

*Una volta ho aggiunto dei dadini di pollo e come formaggio ho usato della feta, però non ho usato il curry per via del sapore dolciastro che stona con la feta.

*anche solo timo, origano e del coriandolo ci stanno ottimamente.

*Se non volete usare il pomodoro, usate più olio e un po’ di acqua.

Mafia? Stato?

“Non si può essere contro la mafia e contro lo stato. O si è contro la mafia, o contro lo Stato.” 
Questa è una citazione di quanto detto  ad una conferenza dal professore Nicolò Mannino, che mi ha portato a ragionare sui concetti di mafia e Stato.
Il senso ultimo di questa frase è che la mafia sia una istituzione contrapposta allo stato, per questo i cittadini hanno l’obbligo di schierarsi da una delle due parti.
Qualcuno ha criticato questo pensiero affermando che non ci può schierare a favore di uno stato in cui la piovra pare essere bene inserita ed in cui la corruzione è fenomeno diffuso ad ogni livello.

Si tratta a mio parere di una critica debole, perché lo stato come istituzione è, non solo, lo strumento di unione dei singoli, ma anche la rappresentazione dei valori della società: se questi valori sono socialmente riconosciuti ed accettati, questo Stato non può avere un’accezione negativa. Attualmente il concetto di mafia è posto, nel comune pensiero, in antitesi a quello di Stato e di conseguenza finché permane quest’idea i due concetti non possono unirsi.
Il sempre citato Giovanni Falcone affermò infatti:

“…la mafia [come] sistema di potere, articolazione del potere, metafora del potere, patologia del potere. La mafia che si fa Stato dove lo Stato è tragicamente assente. La mafia sistema economico, da sempre implicata in attività illecite, fruttuose e che possono essere sfruttate metodicamente. La mafia organizzazione criminale che usa e abusa dei tradizionali valori siciliani. La mafia che, in un mondo dove il concetto di cittadinanza tende a diluirsi…dove il cittadino, con i suoi diritti e i suoi doveri, cede il passo ai clan, alla clientela…si presenta come una organizzazione dal futuro assicurato. Il contenuto politico delle sue azioni ne fa, senza alcun dubbio, una soluzione alternativa al sistema democratico…” [3].
Inoltre dire “Stato mafioso”, espressione, questa, sicuramente ad effetto, è una banale e teatrale generalizzazione di un qualcosa che riguarda i singoli uomini che dello stato fanno parte e che non tiene in considerazione ed offende coloro che nell’Istituzione credono e che lottano per la sua sopravvivenza. “
Per capire meglio il concetto di mafia-stato è bene fare un breve riferimento alla teoria istituzionalistica di Santi Romano, espressa nell’opera “l’ordinamento giuridico”.  (*)

In breve il diritto non sarebbe solo l’insieme di norme che danno vita all’ordinamento giuridico, perché invece è questo, proprio per il suo carattere sociale che genera la normativa stessa.

La società si serve delle norme per autoregolarsi, per sostenersi, norma e diritto diventato un tutt’uno, diventano istituzione e dunque, dice Romano che un istituzione è un insieme di: normazione, società, come unità concreta e distinta degli individui che la costituiscono, e ordine sociale, nel quale ricomprendeva ogni elemento organizzativo extragiuridico.

La mafia dunque avendo una normazione, un corpo sociale ed un insieme di valori e tradizioni può essere considerata come una contro-istituzione con tanto di base territoriale, che condivide, come un parassita, con lo stato nazionale.

Scusandomi per la necessaria dissertazione, proseguo ripetendo che lo Stato nazionale non è mafioso, ma che possono esserlo le persone, ovviamente, i cittadini  stessi. Ci possono essere individui, infatti, all’interno degli organi dello Stato che perseguono non più l’interesse comune, ma quello mafioso o di qualche altra organizzazione, questo, però, non deve impedire ai cittadini di chiedere, invece, chiarezza a quegli uomini e Giustizia allo Stato.
Se tutti cominciassero a pensare che lo Stato è mafioso, il sacrificio delle persone che hanno creduto nella lotta alla mafia risulterebbe inutile perché questo pensiero paradossalmente porterebbe a due possibili risultati: Il primo è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno Stato che non li rappresenta più, non si interesserebbero più alla politica, per dedicarsi solo alla loro vita individuale, ed il risultato di questo disinteresse sarebbe che la mafia o qualunque altro contro-stato potrebbe finalmente assimilarlo fino a confondersi con esso, non avendo più oppositori all’interno del territorio; il secondo invece è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno stato che non li rappresenta più, ricorrerebbero alle armi per sovvertire l’ordine costituito e per ripristinare la giustizia, generando invece una situazione di confusione e di caos che molto gioverebbe al contro-stato che sicuramente cercherebbe di legittimarsi di fronte agli impauriti ex-cittadini, quale unica fonte di sicurezza per poter vivere tranquillamente, diventando sudditi di un tiranno violento e dispotico.

Quello che si può fare per evitare uno di questi due risultati è: evitare di blaterare e di portare a spasso striscioni per il gusto di farlo, come fanno i signori “attivisti della domenica”, impegnarsi realmente, ciascuno per quanto può, nel sostegno alle istituzioni ed agli uomini onesti che di esse fanno parte, nella lotta alla mentalità del compromesso e della conoscenza per ottenere il favore, nella lotta all’omertà, per evitare che le vite di quei sognatori stroncati dal contro-stato siano state inutili.
Una cosa che invece possono fare solo i giovani è cancellare dalla loro mente il termine “apolitico” ed interessarsi alla politica ed alla vita dello Stato, cercando con tutte le loro forze, di non farsi catturare dal lato negativo di essa, il lato oscuro di Palpatine e dei Sith. Personaggi, questi, diffusissimi in ogni ambiente di potere.

Io non credo in uno stato mafioso.

Sono consapevole di aver ripetuto concetti già detti e ovvi, ma a quanto pare l’ovvio va’ sempre ribadito perché lo si scorda facilmente…

*http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=56&ID=159

Per chi volesse iniziare ad approfondire la materia consiglio l’articolo “La mafia come Stato nello Stato- Radici e limiti di un paradigma interpretativo “ di Stefano Rossi

La coerenza dell’incoerenza.

Oggi vorrei scatenare una bella discussione ed il tema è:   

L’incoerenza.                                                                         Image

E’ il male assoluto? Torme di sedicenni in crisi intellettuale affermano tale ipotesi ed io non ero da meno. L’idea comunemente accettata e che si può sentire ovunque, partendo dall’intellettuale sinistroide, passando per la ragazzetta amante di gossip girl, fino ad arrivare al fascistone convinto, è che  tutti dovremmo essere sempre coerenti con le nostre idee. L’incoerenza è come l’ipocrisia, uno schifo tremendo, dunque tutti retti sulla nostra strada, che essa porti al bene o al male assoluto è indifferente.

Già… Facile a dirsi, difficile a farsi.

L’uomo per definizione è  incoerente, per il semplice fatto, io credo, di essere dotato di una mente pensante e questa infatti, la maledetta, pensa, elabora, costruisce e distrugge sistemi di pensiero,  in continuazione! Quindi è normale che prima o poi ci sia una  marcia indietro riguardo ad una determinata scelta, dal più futile al più idealista e nobile. Questo può essere provocato da emozioni, sentimenti, amore, ma anche per invidia o altro.

Io non mi sento in grado di condannare in toto chi viene tacciato di essere incoerente, è una cosa che va accettata, l’incoerenza è alla base delle conversioni ad esempio.

Ma è anche alla base stessa della formazione delle società, basti pensare ad un idealista duro e puro come il diamante, incorruttibile, che non scende a patti con niente e nessuno, per capire che difficilmente questo sarà un buon governante od una persona soddisfatta della società. Ovviamente queste sono generalizzazioni fatte con l’accetta ed in modo grossolano, sicuramente molti idealisti sono simpatici, ottimi amici, molto portati, ovviamente, all’onestà e la lealtà, ma spesso su argomenti spinosi diventa impossibile discutere, trovare un compromesso. Inoltre tutti siamo spesso insoddisfatti,  anche coloro che riescono a fare rivedere le proprie scelte. Quello che mi preme dire è che ad essere troppo idealisti si rischia di non capire i bisogni della gente, di non capire che spesso si deve giungere a compromessi per ottenere il meglio per tutti, o semplicemente per noi stessi.

Mi piace citare sempre il detto: “In medio stat virtus“, perché io ci credo veramente e credo che per trovare il giusto equilibrio, sia a volte necessario fare dei passi indietro, risultare apparentemente  incoerenti.

Ovviamente l’altra faccia della medaglia dell’incoerenza è la deriva voltagabbana e meschina, nemmeno questi sono buoni governanti (e di questo ne siamo tutti consapevoli). Pensiamo ad esempio a chi pensa esclusivamente a sé stesso a scapito di chiunque altro e che utilizza il compromesso, la diplomazia per arricchimento personale.

Rimane il fatto che ci sono momenti in cui ogni persona dovrà pensare a se stessa…

State bene attenti: l’incoerenza come valore positivo è ben differente dal rimangiarsi la parola data senza motivazione o per una motivazione meschina, alla base di questa scelta dovrebbe essere, soprattutto in ambito politico, una motivazione valida, almeno per il soggetto stesso.

Per concludere dico che essere oggetto di scelte incoerenti da parte dell’altro non è bello, ne convengo, come ad esempio essere in un triangolo amoroso, oppure in rapporti poco chiari, ma qui si parla anche di confusione mentale.

Un pizzico di incoerenza può essere sintomo di una mente attiva.

Ovviamente bisogna sempre ponderare le proprie scelte a fondo, per evitare di diventare delle trottole spaccapalle… Cosa che non sempre io riesco a fare, infatti le scelte ponderate sono sempre difficili.