Mafia? Stato?

“Non si può essere contro la mafia e contro lo stato. O si è contro la mafia, o contro lo Stato.” 
Questa è una citazione di quanto detto  ad una conferenza dal professore Nicolò Mannino, che mi ha portato a ragionare sui concetti di mafia e Stato.
Il senso ultimo di questa frase è che la mafia sia una istituzione contrapposta allo stato, per questo i cittadini hanno l’obbligo di schierarsi da una delle due parti.
Qualcuno ha criticato questo pensiero affermando che non ci può schierare a favore di uno stato in cui la piovra pare essere bene inserita ed in cui la corruzione è fenomeno diffuso ad ogni livello.

Si tratta a mio parere di una critica debole, perché lo stato come istituzione è, non solo, lo strumento di unione dei singoli, ma anche la rappresentazione dei valori della società: se questi valori sono socialmente riconosciuti ed accettati, questo Stato non può avere un’accezione negativa. Attualmente il concetto di mafia è posto, nel comune pensiero, in antitesi a quello di Stato e di conseguenza finché permane quest’idea i due concetti non possono unirsi.
Il sempre citato Giovanni Falcone affermò infatti:

“…la mafia [come] sistema di potere, articolazione del potere, metafora del potere, patologia del potere. La mafia che si fa Stato dove lo Stato è tragicamente assente. La mafia sistema economico, da sempre implicata in attività illecite, fruttuose e che possono essere sfruttate metodicamente. La mafia organizzazione criminale che usa e abusa dei tradizionali valori siciliani. La mafia che, in un mondo dove il concetto di cittadinanza tende a diluirsi…dove il cittadino, con i suoi diritti e i suoi doveri, cede il passo ai clan, alla clientela…si presenta come una organizzazione dal futuro assicurato. Il contenuto politico delle sue azioni ne fa, senza alcun dubbio, una soluzione alternativa al sistema democratico…” [3].
Inoltre dire “Stato mafioso”, espressione, questa, sicuramente ad effetto, è una banale e teatrale generalizzazione di un qualcosa che riguarda i singoli uomini che dello stato fanno parte e che non tiene in considerazione ed offende coloro che nell’Istituzione credono e che lottano per la sua sopravvivenza. “
Per capire meglio il concetto di mafia-stato è bene fare un breve riferimento alla teoria istituzionalistica di Santi Romano, espressa nell’opera “l’ordinamento giuridico”.  (*)

In breve il diritto non sarebbe solo l’insieme di norme che danno vita all’ordinamento giuridico, perché invece è questo, proprio per il suo carattere sociale che genera la normativa stessa.

La società si serve delle norme per autoregolarsi, per sostenersi, norma e diritto diventato un tutt’uno, diventano istituzione e dunque, dice Romano che un istituzione è un insieme di: normazione, società, come unità concreta e distinta degli individui che la costituiscono, e ordine sociale, nel quale ricomprendeva ogni elemento organizzativo extragiuridico.

La mafia dunque avendo una normazione, un corpo sociale ed un insieme di valori e tradizioni può essere considerata come una contro-istituzione con tanto di base territoriale, che condivide, come un parassita, con lo stato nazionale.

Scusandomi per la necessaria dissertazione, proseguo ripetendo che lo Stato nazionale non è mafioso, ma che possono esserlo le persone, ovviamente, i cittadini  stessi. Ci possono essere individui, infatti, all’interno degli organi dello Stato che perseguono non più l’interesse comune, ma quello mafioso o di qualche altra organizzazione, questo, però, non deve impedire ai cittadini di chiedere, invece, chiarezza a quegli uomini e Giustizia allo Stato.
Se tutti cominciassero a pensare che lo Stato è mafioso, il sacrificio delle persone che hanno creduto nella lotta alla mafia risulterebbe inutile perché questo pensiero paradossalmente porterebbe a due possibili risultati: Il primo è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno Stato che non li rappresenta più, non si interesserebbero più alla politica, per dedicarsi solo alla loro vita individuale, ed il risultato di questo disinteresse sarebbe che la mafia o qualunque altro contro-stato potrebbe finalmente assimilarlo fino a confondersi con esso, non avendo più oppositori all’interno del territorio; il secondo invece è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno stato che non li rappresenta più, ricorrerebbero alle armi per sovvertire l’ordine costituito e per ripristinare la giustizia, generando invece una situazione di confusione e di caos che molto gioverebbe al contro-stato che sicuramente cercherebbe di legittimarsi di fronte agli impauriti ex-cittadini, quale unica fonte di sicurezza per poter vivere tranquillamente, diventando sudditi di un tiranno violento e dispotico.

Quello che si può fare per evitare uno di questi due risultati è: evitare di blaterare e di portare a spasso striscioni per il gusto di farlo, come fanno i signori “attivisti della domenica”, impegnarsi realmente, ciascuno per quanto può, nel sostegno alle istituzioni ed agli uomini onesti che di esse fanno parte, nella lotta alla mentalità del compromesso e della conoscenza per ottenere il favore, nella lotta all’omertà, per evitare che le vite di quei sognatori stroncati dal contro-stato siano state inutili.
Una cosa che invece possono fare solo i giovani è cancellare dalla loro mente il termine “apolitico” ed interessarsi alla politica ed alla vita dello Stato, cercando con tutte le loro forze, di non farsi catturare dal lato negativo di essa, il lato oscuro di Palpatine e dei Sith. Personaggi, questi, diffusissimi in ogni ambiente di potere.

Io non credo in uno stato mafioso.

Sono consapevole di aver ripetuto concetti già detti e ovvi, ma a quanto pare l’ovvio va’ sempre ribadito perché lo si scorda facilmente…

*http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=56&ID=159

Per chi volesse iniziare ad approfondire la materia consiglio l’articolo “La mafia come Stato nello Stato- Radici e limiti di un paradigma interpretativo “ di Stefano Rossi

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