In cucina con lo studente…

Non comprare il pane, compra la birra!                                  

 

La ricetta concerne la preparazione di alcune focacce non lievitate, la seconda invece la composizione del piatto. Le focacce di questo tipo sono molto presenti nella cucina turca ed in generale in qualunque cucina povera.

 

Focacce:

 

Acqua; farina (due pugni circa); olio d’oliva; sale; pepe; origano (se si vuole)

 

Unire tutti gli ingredienti, fare un impasto omogeneo e lavorarlo fino a che non diventa sodo(mi raccomando serve solo un filo d’olio ed il curry non è indispensabile, inoltre moderatevi anche nell’uso del pepe). A questo punto stendete l’impasto con un mattarello (io usavo una bottiglia di vetro) su un piano, fino a farlo dello spessore desiderato (non troppo sottile o si brucia e si indurisce troppo!). Poi tagliatelo in forme non troppo grandi e cuocete le focacce  a fuoco medio basso in una padella già ben arroventata per circa 5, 10 minuti.  L’importante è che non diventino troppo dure.

 

Dopo aver sistemato le focacce su un piatto versateci sopra un filo d’olio d’oliva, curry ed origano. Utilizzatele poi per accompagnare formaggi, salumi, salse e tutto quello che avete nel frigo e di cui vi volete liberare. Le care focacce si adattano a tutto!

 

N.B Ovviamente utilizzate curry ed origano solo con cibi con cui vi sembra che quest’accostamento possa funzionare!!!

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C’era un mondo…

C’era una volta un mondo in cui un Presidente di Regione fino al giorno prima di dimettersi assumeva ancora dirigenti e consulenti, affossando ancora di più la terra che avrebbe dovuto governare.                       

C’era una volta un mondo in cui chi prima strepitava contro una regola perché danneggiava la sua attività commerciale, poi la utilizzava poi contro il commerciante concorrente.

C’era una volta un mondo in cui un sindaco, prima e dopo essere eletto, aveva promesso mirabolanti novità: venivano promessi finanziamenti, opere, progetti, la rivoluzione e la gente gli credeva -forse perché aveva bisogno di un bel sogno da fare ad occhi aperti… – Costui si atteggiava a re e la gente lo seguiva.

C’era una volta un mondo in cui chi si lamentava del calo del turismo e poi si rifiutava di applicare una qualunque soluzione vantaggiosa anche per il turista, perché si sa, il turista è come un portafoglio pieno incustodito.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno non dava la giusta importanza agli altri, mostrandosi con arroganza superiore agli altri, ma nascondendo malamente le sue debolezze.

C’era una volta un mondo in cui le nuove idee erano viste con sospetto ed al tempo stesso venivano richieste persone capaci di produrre nuove idee.

C’era una volta un mondo in cui un qualcuno che avrebbe potuto ridare lustro ad un’università decaduta dovette cambiare lavoro a causa di individui mediocri.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno aveva paura a raccontare di sé.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno scriveva su un blog misconosciuto delle cazzate per il gusto di farsi leggere. Questo qualcuno sapeva anche di doversi rimboccare al più presto le maniche per evitare di fossilizzarsi e di fallire nei suoi scopi.

La rubrica delle date- 5 agosto 1981

Il blog sta lentamente prendendo forma, anche se non esiste ancora una vera e propria scaletta degli interventi.. Oggi inauguro una rubrica settimanale, il nome prescelto è “la rubrica delle date”.  Il giorno in cui ho scelto di scrivere il nuovo argomento, cercherò degli eventi importanti che sono accaduti quel giorno nel corso della storia e ne farò un breve commento. Credo che questa possa essere  un’idea simpatica e stimolante. Oggi l’inesauribile Wikipedia mi ha regalato l’abolizione in Italia del matrimonio riparatore.

 N.B il post è stato scritto il 5 agosto                

5 agosto 1981 – Abolizione del matrimonio riparatore

Sin dall’antichità l’Italia è sempre stata un paese dalle forti tradizioni familiari, in cui la rispettabilità  e l’onore della famiglia venivano sempre considerate estremamente importanti. La tradizione cristiano-cattolica ha poi rafforzato quest’idea e l’ha mantenuta quasi intatta fino al periodo contemporaneo. Oggi non starò a descrivere l’evoluzione della famiglia o i motivi che portavano alla difesa dell’onore e della rispettabilità dei suoi membri, ma parlerò di un retaggio ancestrale presente nel nostro ordinamento sino al 5 agosto 1981, il matrimonio riparatore.  L’abrogato art. 544 del codice penale recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530cp, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.”  La norma dispone che la celebrazione del matrimonio tra le parti implicate, in caso di stupro di ragazza nubile,  liberasse il violatore da ogni ipotesi di reato. Possiamo affermare che la morale comune imponeva e la legge consentiva  di lavare il disonore delle due famiglie implicate, sia quella del violatore, sia quella della violentata che aveva perso per sempre la purezza. L’unione serviva a far tacere i pettegolezzi (soprattutto nei confronti della fanciulla, che veniva spesso ritenuta colpevole dello stupro subito, a causa del suo aspetto e della sua naturale lascivia) e serviva a riportare la situazione all’ordine naturale delle cose: niente Stato e magistrati ad occuparsi della faccenda, niente problemi legali e procedimenti lunghi e laboriosi, nessuna pubblicità negativa sulle famiglie e sul paese in cui avveniva il fatto e nessun problema per la famiglia della stuprata riguardo al farla sposare con qualche altro uomo, inoltre questi potevano anche ricavare un buon accordo con l’altra famiglia. Ma in una società in cui deve essere lo Stato a creare il diritto, questa norma, unitamente a quella del delitto d’onore, art. 587 cp, rappresentano bene l’incapacità dell’ordinamento giuridico del tempo di colmare alcune grosse lacune in termini di giustizia e libertà dei singoli individui nel diritto di famiglia, non essendo questo capace di porre la tutela del singolo su un piano superiore. Anche in questo caso è stato un evento accaduto che ha scatenato il cambiamento. Dobbiamo celebrare, infatti, il coraggio di una persona: la siciliana Franca Viola, che ha denunciato e si è rifiutata di sposare uno spasimante che con alcuni complici l’aveva rapita e poi ne aveva abusato sessualmente. Secondo la morale comune lei lo avrebbe dovuto sposare perché aveva ormai perso la purezza. Inoltre ricordiamo che lei era figlia di contadini, nata in un ambiente ed una zona della Sicilia molto legate alle tradizioni e lui legato ad una famiglia mafiosa, dunque il mantenimento dello status quo veniva prima di tutto, gli sconvolgimenti non erano accettati.  A questo punto possiamo capire quanto sia stato difficile per lei denunciarlo. La vicenda si è poi risolta in meglio per i “buoni”: il fidanzato storico di lei ha deciso di sposarla nonostante le minacce e sono anche stati ricevuti dal papa e contattati dal presidente Saragat. Il contorno noir della vicenda è dato dal fatto che il violentatore appena uscito dopo due anni di prigione è stato ucciso a colpi di lupara. La giustizia mafiosa. Il fatto in sé dell’abolizione del matrimonio riparatore è stato senza dubbio un grande passo avanti per il diritto nel superamento di certe visioni legate alla tradizione.

Appello importante.

Salve… 

Da tanto tempo desideravo parlare con voi per dirvi che io sono stanco, molto, troppo stanco e nella vita si arriva ad un punto in cui ti accorgi di dover cambiare, di dover fare qualcosa di eclatante, di dover muovere le acque, perché la palude in cui ti ritrovi ti uccide. Questa palude può essere tranquilla e noiosa, oppure, come nel mio caso, un oceano in tempesta.  Fortunatamente il buon Michael si è offerto di pubblicare il mio sfogo sul suo blog (io credo soprattutto perché lui è troppo pigro per scrivere e perché si vuole godere il mare). Ma spesso sono tornato sui miei passi, ho rinunciato nei miei intenti, per paura di lasciare la via conosciuta.

Io sono Puntoevirgola, faccio parte della famiglia Della punteggiatura e vi chiedo di lasciarmi in santa pace, di smetterla di mostrarmi come un trofeo nei vostri scritti. Vi vantate della vostra bravura di fronte alle masse di coloro che mi hanno conosciuto e già dimenticato, vi ostinate a seguire le regole grammaticali, contenute in vecchi libri ormai buoni solo per il fuoco ed apprese tra una battaglia navale ed un nomicoseecittà . Credete forse di essere i possessori della sacra verità linguistica? Mi sembrate, piuttosto, quei vecchi ruderi comunisti che si radunano, indossando le vecchie uniformi, a rimpiangere una volta all’anno l’amata URSS oppure i nostalgici ingenui del benedetto musso… Basta! La mia attività non è più necessaria! Ho avuto periodi di grande lavoro e di questo vi ringrazio. Svolgevo le funzioni di Puntointerrogativo, Puntoesclamativo e Duepunti nelle disquisizioni filosofiche e nelle poesie della Grecia antica quando loro erano ancora in fasce. Successivamente Aldo Manuzio si prese la briga di utilizzarmi per creare pause mediane fra punto e virgola, per semplificare la lingua diceva lui, ma io credo fosse solo per noia o per un bicchiere di troppo. Punto e Virgola sono ancora pieni di salute, così spocchiosi da credersi immortali… Beh che ci pensino loro a segnare le pause, a lavorare! Io ESIGO riposarmi, al limite posso acconsentire ad essere usato negli elenchi, quello è un lavoro onesto, semplice e riposante. Far parte di un lista è come stare su una spiaggia in un giorno di mare calmo, lo sciabordio monotono dell’acqua ti rilassa e ti aiuta a pensare. Far parte di un discorso complesso invece è come stare in spiaggia in un giorno di mareggiate… TREMENDO! Devi sempre stare attento a non farti travolgere dalle onde, a non fare errori ed io non ho più l’età per certe cose. In fondo cari maledetti professoroni, che fastidio vi dà non usarmi? Potrete comunque regolare la vostra lettura anche senza guardare estasiati il mio profilo, peraltro splendido, ne convengo. Suvvia, non c’è bisogno di fare gli snob! L’italiano è una lingua così bella proprio perché è varia, si modifica spesso, non è mai ferma ed è innovativa. Io mi sento di troppo, non sono più musicale, non seguo più il ritmo dei discorsi, insomma, preferisco andare in pensione così come fece il simpatico punto mobile, già secoli fa. Inoltre voi ed i greci siete gli unici ad usarmi sempre e costantemente. Sadici! Ma il buon Michael mi appoggia in questa scelta, devo averlo sicuramente colpito con la mia oratoria stringente ed efficace, non credo sia infatti così pigro da aiutarmi per non utilizzarmi…

Ah un’altra cosa, io odio chi dice: “devi usare il punto e virgola!” No! Io non voglio, non ve ne do il diritto, maledetti! E diciamocela tutta… Nella maggioranza dei casi non siete nemmeno in grado di usarmi correttamente e mi fate faticare inutilmente. Per la millesima volta dunque vi imploro di lasciarmi perdere, è giunto per me il momento di lasciare la battaglia fino a quando non sarò nuovamente in forze.  Vado in pensione già troppo vecchio, non sono mica un cittadino italiano io!

Con (poco) affetto

Il (mai) vostro Puntoevirgola