Natale Buon!

Buon Natale! Oggi si deve giocare a carte e ci si deve rilassare al camino con un buon libro ed un bicchiere di liquore (che qui ci siano 20 gradi non è importante…).03

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Una canzone per l’apocalisse…

Oggi finisce il mondo, i maya lo sapevano e poi lo hanno detto anche a Mistero… E poi qualcuno reinterpretando Nostradamus ha detto che appena gangnam style arriva al miliardo di visualizzazioni finisce il nostro tempo ed ormai manca poco…  Considerato ciò vi regalo apocalypse di Bear McCreary e della BSG orchestra. La Ritengo una canzone fantastica in una delle più belle colonne sonore di una serie televisiva. Inoltre la violoncellista fa un’ottima performance…

 

Buona fine del mondo a tutti ed i miei migliori auguri!

 

La rubrica delle date: 20 Dicembre 1759

I papi nella loro infinita saggezza si sono anche preoccupati dei problemi dietetici del loro gregge…

Il 20 Dicembre del 1759 Papa Clemente XIII pubblica l’enciclica “ Appetente sacro” in cui viene raccomandato il digiuno quaresimale quale mezzo di penitenza che porta molti vantaggi spirituali (ma io credo fossero anche fisici, infatti a qualche grasso nobile questo sarà stato più utile al fisico che allo spirito. Questa notizia, so benissimo, non è assolutamente rilevante per chiunque non abbia il capriccio della ricerca di aneddoti di qualunque specie o che non sia un vero ed assetato fedele di Santa Romana Cattolica ed Apostolica Madre chiesa. Tuttavia potrebbe essere utile in 2625342541_b7702c11b8_mun’ora di ozio, per pensare a quanto si siano rilassati con lo scorrere del tempo i dettami religiosi e di quanto non siano ascoltati (per fortuna o purtroppo non si sa). Nella lettera* in sostanza Papa Clemente con molta eleganza e tatto, come si confà a sua Santità, invita i suoi venerabili Fratelli a far rispettare le norme sul digiuno ed implicitamente ad attenersene per combattere la corruzione diabolica (“quella vecchia volpe”) che spingeva al lassismo dei costumi ed al trovare numerosi escamotage quali il bere ad esempio bevande miste a latte. Il Buon Clemente sapeva evidentemente che l’uomo è furbetto e che cerca sempre di avere la botte piena e la moglie ubriaca… “Giudicammo perciò necessario mandarvi questa lettera per significare alle vostre Fraternità in quanto grande timore Ci troviamo che rimanga alcunché della precedente corruzione, oppure nuovo danno venga inferto a questo riguardo alla disciplina ecclesiastica, con nocumento delle anime dei fedeli.”  Egli dice che è tramite la penitenza che si rende onore alla giustizia divina e che “se dunque non vogliamo essere puniti da Dio, non possiamo fare diversamente che punirci da noi stessi”. In questo modo è come se dicesse che è meglio fare questo piccolo sforzo per evitare mali peggiori…  Il digiuno è, afferma verso la fine, un modo per prepararsi ad affrontare la tremenda sofferenza di cristo, per poi purificarsi e diventare un uomo nuovo. Le ultime righe sono quasi una raccomandazione agli alti prelati, quasi fossero sia scolaretti un po’ vivaci promossi a capiclasse, a non perdere la disciplina ed a dare l’esempio… Lo ascoltarono? Chissà…

 

 

*http://digilander.libero.it/magistero/c13appet.htm

La bellezza degli scontri

Qualche mese fa giravano sulla più famosa piazza dei pettegolezzi di internet delle immagini in cui venivano mostrate a confronto folle urlanti e scontri di piazza in varie città europee e poi le code per l’iphone5 e il flashmob di Gangnamstyle in Italia…  Forse saranno state le foto, forse la crisi, forse l’autunno e l’inverno, ma le proteste che ci sono sempre state si sono fatte più accese. Gli italici sanculotti sono sempre felici di menare le mani (e bastoni, bottiglie, bombe-carta, molotov, pietre) contro quegli omoni più scuri dei puffi e mille volte più brutti e cattivi, senza identità e semplicemente servi dello stato. “In Italia c’è la dittatura delle banche (prima era la “dittatura del nano”, prima ancora della Dc, 14416_10152301553480171_758076302_npraticamente dal fascismo nulla è cambiato…) e protestare è il modo migliore di farsi sentire, dobbiamo ribellarci e distruggere questa struttura di potere corrotta, dobbiamo eliminare i politici e combattere i servi con i manganelli, la ricchezza deve essere distribuita a tutti. Abbasso le multinazionali e le banche!” Questo è bene o male il profondissimo pensiero che si potrebbe ascoltare parlando con uno degli studenti che protestano, magari coperto con casco e kefiah e con la felpa con la bandiera della pace stampata sul petto. Uno che magari pochi mesi prima era in coda per l’iphone5 e che giustamente vuole divertirsi senza preoccupazioni…  Io non contesto il voler protestare, contesto l’ovvietà di alcune frasi, contesto Grillo che invita le forze dell’ordine a sovvertire lo Stato e ribellarsi, contesto chi fomenta gli scontri da un lato e dall’altro parla di concordia e di pace. Ci sono altri mezzi, come ad esempio voti e costituzione di associazioni e referendum per far sentire la propria voce e so benissimo che possono anche fallire, ma anche le primavere arabe sono e stanno fallendo (quanto meno dal punto di vista democratico e laico).

In quest’ultima parte una considerazione pratica e molto individualista: Tu, ragazzo o giornalista o signore che sei capitato per caso nei pressi di uno scontro e non hai voglia di menare le mani, allontanati! Cosa diavolo ci stai a fare lì in mezzo davanti ad una carica a mani alzate? Pensi di avere una barriera davanti? Demente se non vuoi prendere mazzate fuggi e non dirmi: “si ma io ho il diritto di stare lì!” Palle e lo sai, non devo spiegarti certo io come funziona una carica e non devo spiegarti che non è come nei videogiochi in cui si selezionano i bersagli ed i cui i cattivi sono in rosso. Poi tra i poliziotti ci sono quelli che si vogliono sfogare, quelli che hanno paura e quindi colpiscono più forte, quelli che si fanno trascinare dalla  foga della battaglia, così come i manifestanti che prendono a calci in faccia i soldati blu a terra… Non venirmi a parlare di diritti, non venirmi a dire che in Germania non è così, che lì i servi dello stato hanno marciato con i manifestanti a Francoforte, perché un amico si è preso un pugno in faccia ed una manganellata mentre era a terra e non gli sembrava un gesto di affetto… I funzionari e gli alti dirigenti dovrebbero essere molto cauti nell’ordinare le cariche  nello schierare i reparti, perché solo i generali da salotto giocano con i soldatini e non capiscono cosa significhi creare uno scontro (così come non lo so io, per fortuna) e cosa significhi lanciare persone piene di tensioni e paure, abituate ad essere insultate, contro altre persone esasperate.  In questa situazione è normale che gli incidenti succedano e forse sono anche voluti… Una questione di cui si è discusso sono i numeri identificativi, questi possono essere uno strumento per rincuorare i cittadini (tra cui gli stessi poliziotti) a patto che chi di dovere non decida di usare anche questo strumento in maniera sbagliata, come tutti gli altri studenti che papà Stato ci mette a disposizione…

Eureka!

Le storie del nonno (nel mio caso della nonna) erano sempre appassionanti per noi bambini, narravano di altri tempi, di altre atmosfere: storie di guerra, bambini coraggiosi, amanti separati, mostri cattivi, nobili a cavallo e contadini simpatici. Con il passare del tempo queste storie si ripetono, diventano una piacevole routine e se sempre più raramente si vede il colpo di scena, ma tu ormai assuefatto a questo ritmo che ti rilassa ti trovi piacevolmente a tuo agio nel prevedere l’ovvio. 22244_yevrika_or_eureka_1024x768_(www.GdeFon.ru)Eureka è un po’ così. Eureka è una serie televisiva arrivata ormai alla 5° e ultima stagione in cui un poliziotto, persona normalissima, diventa sceriffo in una città di geni fondata da Einstein  e sede di laboratori ultramodernissimi, dove ad ogni puntata deve salvare non solo la città ma il mondo intero dai terribili casini creati per sbaglio (o voluti) dagli stessi cittadini un po’ pazzoidi. L’impostazione di ogni puntata è sempre la stessa, navigata e sicura: problemi diversi da risolvere. Ovviamente ci sono delle eccezioni sparse qui e là ed uno dei punti di forza è l’ironia e la leggerezza delle storie. La routine non viene vista di buon occhio in una serie televisiva eppure Eureka è bella da vedere anche per questo, i personaggi con il passare del tempo diventano vecchi amici con pregi e difetti, da ammirare o da insultare se si comportano da perfetti idioti…

Consiglio di guardarla a piccole dosi per non annoiarsi, per gustarla come un cioccolatino da gustare dopo cena.