La bellezza degli scontri

Qualche mese fa giravano sulla più famosa piazza dei pettegolezzi di internet delle immagini in cui venivano mostrate a confronto folle urlanti e scontri di piazza in varie città europee e poi le code per l’iphone5 e il flashmob di Gangnamstyle in Italia…  Forse saranno state le foto, forse la crisi, forse l’autunno e l’inverno, ma le proteste che ci sono sempre state si sono fatte più accese. Gli italici sanculotti sono sempre felici di menare le mani (e bastoni, bottiglie, bombe-carta, molotov, pietre) contro quegli omoni più scuri dei puffi e mille volte più brutti e cattivi, senza identità e semplicemente servi dello stato. “In Italia c’è la dittatura delle banche (prima era la “dittatura del nano”, prima ancora della Dc, 14416_10152301553480171_758076302_npraticamente dal fascismo nulla è cambiato…) e protestare è il modo migliore di farsi sentire, dobbiamo ribellarci e distruggere questa struttura di potere corrotta, dobbiamo eliminare i politici e combattere i servi con i manganelli, la ricchezza deve essere distribuita a tutti. Abbasso le multinazionali e le banche!” Questo è bene o male il profondissimo pensiero che si potrebbe ascoltare parlando con uno degli studenti che protestano, magari coperto con casco e kefiah e con la felpa con la bandiera della pace stampata sul petto. Uno che magari pochi mesi prima era in coda per l’iphone5 e che giustamente vuole divertirsi senza preoccupazioni…  Io non contesto il voler protestare, contesto l’ovvietà di alcune frasi, contesto Grillo che invita le forze dell’ordine a sovvertire lo Stato e ribellarsi, contesto chi fomenta gli scontri da un lato e dall’altro parla di concordia e di pace. Ci sono altri mezzi, come ad esempio voti e costituzione di associazioni e referendum per far sentire la propria voce e so benissimo che possono anche fallire, ma anche le primavere arabe sono e stanno fallendo (quanto meno dal punto di vista democratico e laico).

In quest’ultima parte una considerazione pratica e molto individualista: Tu, ragazzo o giornalista o signore che sei capitato per caso nei pressi di uno scontro e non hai voglia di menare le mani, allontanati! Cosa diavolo ci stai a fare lì in mezzo davanti ad una carica a mani alzate? Pensi di avere una barriera davanti? Demente se non vuoi prendere mazzate fuggi e non dirmi: “si ma io ho il diritto di stare lì!” Palle e lo sai, non devo spiegarti certo io come funziona una carica e non devo spiegarti che non è come nei videogiochi in cui si selezionano i bersagli ed i cui i cattivi sono in rosso. Poi tra i poliziotti ci sono quelli che si vogliono sfogare, quelli che hanno paura e quindi colpiscono più forte, quelli che si fanno trascinare dalla  foga della battaglia, così come i manifestanti che prendono a calci in faccia i soldati blu a terra… Non venirmi a parlare di diritti, non venirmi a dire che in Germania non è così, che lì i servi dello stato hanno marciato con i manifestanti a Francoforte, perché un amico si è preso un pugno in faccia ed una manganellata mentre era a terra e non gli sembrava un gesto di affetto… I funzionari e gli alti dirigenti dovrebbero essere molto cauti nell’ordinare le cariche  nello schierare i reparti, perché solo i generali da salotto giocano con i soldatini e non capiscono cosa significhi creare uno scontro (così come non lo so io, per fortuna) e cosa significhi lanciare persone piene di tensioni e paure, abituate ad essere insultate, contro altre persone esasperate.  In questa situazione è normale che gli incidenti succedano e forse sono anche voluti… Una questione di cui si è discusso sono i numeri identificativi, questi possono essere uno strumento per rincuorare i cittadini (tra cui gli stessi poliziotti) a patto che chi di dovere non decida di usare anche questo strumento in maniera sbagliata, come tutti gli altri studenti che papà Stato ci mette a disposizione…

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L’Ue terra di santi, illuminati e pacifisti

“Il Comitato ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2012 all’Unione Europea. L’Unione e i suoi membri per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa.”*  il nobel per la pace dell’anno 2012, come tutti avete ormai avuto modo di apprendere, è stato assegnato all’Unione Europea dall’altissima ed illuminata commissione nominata dal parlamento norvegese. La scelta è decisamente opinabile, anche se la frase da me riportata è senz’altro vera. Il fatto che per 60 anni gli stati europei non hanno praticato il loro sport preferito nel loro parco giochi prediletto in grande stile, ma hanno preferito i trattati sembra dimostrarlo, come lo dimostrano gli sforzi normativi e sostanziali fatti in questo senso. Non viviamo in un paradiso, anzi in alcuni luoghi la tranquillità è solo un sogno, ma nel complesso l’atmosfera è pacifica e di collaborazione. ** La pace si sa, è un concetto assai nebuloso e strumentalizzato, quella totale non potrà mai essere raggiunta se non a determinate condizioni aliene al nostro modo di essere. In questo caso pace dovrebbe essere intesa come tendenza (lenta) ad escludere uno stato guerra generale ed il ricorso alle armi come mezzo di risoluzione delle controversie. L’idea stessa di nobel per la pace è strana, legata alla politica ed alla diplomazia, perché non stiamo mica parlando di un libro, una ricerca scientifica, una cosa tangibile, ma di un equilibrio attraverso la storia ed attribuire un premio per aver creato un equilibrio di cui non si conosce la stabilità mi pare inutile. Io lo abolirei in quanto solo un’essere immortale (Dio, il Dr. Manhattan, Dracula, Matusalemme) potrebbe giudicare. Ma se deve essere attribuito a qualcuno, che si scelga almeno una persona fisica che nella sua lunga vita ha impiegato le sue risorse per quel fine e che questo sia riconosciuto da molti, oppure un organismo che ha come fine primario l’ideale puro di pace, o che questo traspaia dai suoi fini (come nel caso della Croce Rossa Internazionale). Invece l’UE (stato, organismo internazionale, pastrocchio) non può riceverlo, per il semplice  e pacifico fatto un ente di questo genere non potrà dedicarsi unicamente alla pace, ma avrà interessi nel commercio di armi, saranno presenti sul territorio forze armate, i suoi rappresentanti si troveranno a dover fare scelte poco etiche od a sacrificare determinate risorse (ad esempio riduzione delle libertà personali per la pubblica sicurezza),tutte cose che si pongono all’opposto di un ideale puro di pace, ma è così che va il mondo. Gli Stati (faccio rientrare qui anche l’UE per comodità) ricercano l’equilibrio e la convivenza pacifica, ma devono assicurarsi la sopravvivenza . Quello che io voglio dire è che l’UE non può rappresentare per la sua stessa natura l’ideale del premio, non perché sia un organismo guerrafondaio o che schiavizzi i cittadini, bensì perché si trova a dover far collimare più interessi, che con l’ideale puro di pace (io penso a Gandhi se si parla di pace) hanno poco a che fare.

P.S Ho trovato opinabili alcune attribuzioni del Nobel, ad esempio ad Obama, caso in cui la scelta politica (come nel caso dell’UE) è molto contestabile. Un premio nobel dato praticamente sulla fiducia!

 

 

*http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/10/12/SCHEDA-motivazioni-premio-Ue_7618985.html                                                     **Fondamentale in questo discorso è non pensare al singolo, ma alla massa.

 

La rubrica delle date- 5 agosto 1981

Il blog sta lentamente prendendo forma, anche se non esiste ancora una vera e propria scaletta degli interventi.. Oggi inauguro una rubrica settimanale, il nome prescelto è “la rubrica delle date”.  Il giorno in cui ho scelto di scrivere il nuovo argomento, cercherò degli eventi importanti che sono accaduti quel giorno nel corso della storia e ne farò un breve commento. Credo che questa possa essere  un’idea simpatica e stimolante. Oggi l’inesauribile Wikipedia mi ha regalato l’abolizione in Italia del matrimonio riparatore.

 N.B il post è stato scritto il 5 agosto                

5 agosto 1981 – Abolizione del matrimonio riparatore

Sin dall’antichità l’Italia è sempre stata un paese dalle forti tradizioni familiari, in cui la rispettabilità  e l’onore della famiglia venivano sempre considerate estremamente importanti. La tradizione cristiano-cattolica ha poi rafforzato quest’idea e l’ha mantenuta quasi intatta fino al periodo contemporaneo. Oggi non starò a descrivere l’evoluzione della famiglia o i motivi che portavano alla difesa dell’onore e della rispettabilità dei suoi membri, ma parlerò di un retaggio ancestrale presente nel nostro ordinamento sino al 5 agosto 1981, il matrimonio riparatore.  L’abrogato art. 544 del codice penale recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530cp, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.”  La norma dispone che la celebrazione del matrimonio tra le parti implicate, in caso di stupro di ragazza nubile,  liberasse il violatore da ogni ipotesi di reato. Possiamo affermare che la morale comune imponeva e la legge consentiva  di lavare il disonore delle due famiglie implicate, sia quella del violatore, sia quella della violentata che aveva perso per sempre la purezza. L’unione serviva a far tacere i pettegolezzi (soprattutto nei confronti della fanciulla, che veniva spesso ritenuta colpevole dello stupro subito, a causa del suo aspetto e della sua naturale lascivia) e serviva a riportare la situazione all’ordine naturale delle cose: niente Stato e magistrati ad occuparsi della faccenda, niente problemi legali e procedimenti lunghi e laboriosi, nessuna pubblicità negativa sulle famiglie e sul paese in cui avveniva il fatto e nessun problema per la famiglia della stuprata riguardo al farla sposare con qualche altro uomo, inoltre questi potevano anche ricavare un buon accordo con l’altra famiglia. Ma in una società in cui deve essere lo Stato a creare il diritto, questa norma, unitamente a quella del delitto d’onore, art. 587 cp, rappresentano bene l’incapacità dell’ordinamento giuridico del tempo di colmare alcune grosse lacune in termini di giustizia e libertà dei singoli individui nel diritto di famiglia, non essendo questo capace di porre la tutela del singolo su un piano superiore. Anche in questo caso è stato un evento accaduto che ha scatenato il cambiamento. Dobbiamo celebrare, infatti, il coraggio di una persona: la siciliana Franca Viola, che ha denunciato e si è rifiutata di sposare uno spasimante che con alcuni complici l’aveva rapita e poi ne aveva abusato sessualmente. Secondo la morale comune lei lo avrebbe dovuto sposare perché aveva ormai perso la purezza. Inoltre ricordiamo che lei era figlia di contadini, nata in un ambiente ed una zona della Sicilia molto legate alle tradizioni e lui legato ad una famiglia mafiosa, dunque il mantenimento dello status quo veniva prima di tutto, gli sconvolgimenti non erano accettati.  A questo punto possiamo capire quanto sia stato difficile per lei denunciarlo. La vicenda si è poi risolta in meglio per i “buoni”: il fidanzato storico di lei ha deciso di sposarla nonostante le minacce e sono anche stati ricevuti dal papa e contattati dal presidente Saragat. Il contorno noir della vicenda è dato dal fatto che il violentatore appena uscito dopo due anni di prigione è stato ucciso a colpi di lupara. La giustizia mafiosa. Il fatto in sé dell’abolizione del matrimonio riparatore è stato senza dubbio un grande passo avanti per il diritto nel superamento di certe visioni legate alla tradizione.

La furia degli amanti della famiglia stile mulino bianco…

*scusate se è molto che non aggiorno il blog, ma non ho avuto tempo.      

Un recente DDL ha scatenato la reazione furiosa di sdegno quasi domenicano,  da parte dei membri del  Forum delle associazioni familiari. Sulla sito della rivista Tempi è uscito un articolo dai toni quanto meno apocalittici, che rischiano di portare l’articolo sul farsesco. Credo sia meglio, prima di inserire una parte dell’articolo, se vi dico qual è l’argomento in questione; sto parlando dell’incesto, o meglio di una modica all’art.251cc resa ufficiale il 16 maggio 2012 e che permette il riconoscimento dei figli incestuosi, senza che sia più necessaria l’ignoranza dei genitori riguardo la natura incestuosa del loro rapporto al momento del concepimento.

Cristo che frase da studente di giurisprudenza…

In sostanza se, come nelle migliori/peggiori Soap opera o come nelle tragedie greche, Batuffolo Bill conosce una bonazza, ci finisce a letto e la lascia in dolce attesa, scoprendo poi che lei era la sua famosa sorella andata via di casa a 3 anni perché si sentiva abbastanza adulta per un corso di cucito in Azerbaijan e che poi è tornata dopo 25 anni perché le mancava il cespuglio davanti alla vecchia casa, il loro figliolo potrebbe  essere riconosciuto perché entrambi non sapevano la verità­ (ma trattandosi di Soap opera, potrebbero anche essere troppo stupidi per accorgersene…). Ma se i due piccioncini avessero capito subito di essere fratello e sorella e si fossero lo stesso dedicati all’amor terreno, come in uno squallido film porno e poi fosse nato un tenero pargolo, costui non avrebbe potuto mai avere il cognome del padre e soprattutto non avrebbe mai potuto avere diritti patrimoniali sui genitori e men che meno sui parenti. Grazie al ddl sulle «Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali» questa situazione viene modificata ed il buon figliolo che magari a 18 anni vuole sapere la verità sulle sue origini, se non è stato già riconosciuto, potrà farsi riconoscere e quindi mettere le mani sull’eredità (ma si, un po’ di sano cinismo da rapace non guasta mai!).  Questo post tuttavia non vuole essere un’analisi tecnica -tra l’altro parecchio noiosa-  della norma e del rapporto di filiazione, ma la risposta ad una dichiarazione presente nell’articolo pubblicato nel sito di Tempi, nonché un invito a informarsi in materia.

Per  questo motivo consiglio la lettura di un articolo su un sito * e quello su Tempi **

Il brano incriminato è questo:

«Non solo – continua Belletti – non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa. Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare. Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza. Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia»

“Non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa.”

Ma siamo idioti? Magari un bambino vuole giocare alla Playstation, però un maggiorenne sicuramente vorrebbe sapere le sue origini.

“Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare.”

La mia anima da amante occasionale della storia e da amante a tempo pieno dell’esattezza dei ragionamenti e delle spiegazioni si rivolta di fronte a questa frase.  Dovrebbe spiegarmi che intende per cultura evoluta, infatti, sembra applicare un  criterio cronologico, ma  i regni ellenistici, figli della cultura greca, mi sembrano tutto fuorché arretrati, considerando il contesto storico.  Casomai avrebbe dovuto scrivere “attuale ed evoluta”, ma anche in questo caso avrei da ridire… Anche perché è evoluta rispetto a cosa? Posso giustificarla solo nell’ottica scientifica in base alla quale il rapporto incestuoso può portare a problemi genetici (in questo caso gradirei, per curiosità intellettuale,  una spiegazione scientifica, dunque datevi da fare, o miei acculturati lettori!). Ci tengo a ricordare che l’incesto, o torto o a ragione, veniva utilizzato per mantenere il potere, sempre all’interno della stessa cerchia familiare, per tenere “il sangue puro”… Anche i patrizi romani erano soliti sposarsi tra cugini, ma non tra fratello e sorella.

Ripeto sempre che il contesto è essenziale in un’analisi seria.

“Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza.”

Ni.

Dato che l’incesto è culturalmente escluso dalla nostra società è raro che esso avvenga, dato che una persona, nemmeno lontanamente penserebbe di fare seriamente  sesso con un parente. Quindi i casi in cui ciò avviene possono essere generati da violenza, ma anche da un rapporto consensuale. Tuttavia è possibile l’esistenza un’attrazione “fatale” tra due consanguinei, che siano fratelli o cugini diretti, o zio e nipote o madre e figlio o padre e figlia. La modifica dell’art. 521cc non riguarda minimamente la violenza sessuale incestuosa, che viene punita  severamente dal codice penale. L’art. 564cp, invece, punisce l’incesto, mentre in caso di violenza si applicano di concerto le norme sulla violenza sessuale (artt. 609bis-609 decies del codice penale).

“Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia”

Niente di più sbagliato… Nell’ottica del forum-famiglie, di Tempi e di Pontifex si vuole salvaguardare a tutti i costi la famiglia vista come rappresentazione terrena  dell’opera di Dio, ma fregandosene altamente della protezione giuridica dei soggetti che non hanno colpe del rapporto dei genitori, le colpe, infatti, non ricadono sui figli. Quest’opinione sui figli legittimi ed il matrimonio è buono, forse, nelle lotte fra Clan o nelle lotte fra le famiglie nobili delle signorie, ma il Diritto (la maiuscola è d’obbligo) deve proteggere anche i singoli cittadini ed assicurare la pace sociale. In questo caso prendete in considerazione “pace sociale”: a mio parere nel passato l’istituto della filiazione legittima era utile perché consentiva al Pater  fedifrago di avere maggiori garanzie a tenere il patrimonio intatto alla sua morte, non dovendosi occupare  per forza dei bastardi –inoltre nel passato, spesso solo il primogenito ereditava le terre, ma questa è un’altra storia– attualmente questo bisogno è venuto meno, avendo tutti i figli virtuali possibilità di crearsi da soli un patrimonio e sparendo anche la visione del “feudo” da mantenere, ovviamente sto parlando in linea teorica. Al tempo stesso, si è capito che i figli naturali meritavano la stessa protezione dei figli legittimi e che in sostanza erano uguali. Dunque dovevano meritarsi una parte di eredità, l’ultima tappa in questo viaggio è quella degli incestuosi, che si è svolta in due tappe:

-Potevano essere legittimati se c’era l’ignoranza dei genitori.

Luuuuuuunga pausa.

-L’ignoranza non è più necessaria. (riforma attuale)

Anche gli incestuosi fanno parte della famiglia, così come i naturali e i legittimi. Rimangono pur sempre figli con il diritto al nome ed al patrimonio.

Per concludere dico che l’incesto non va certamente incentivato, ma che il legislatore deve sempre pensare ad una protezione giuridica per le categorie deboli e che i cari detrattori della norma dovrebbero utilizzare maggiore buon senso…

*http://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/i-figli-sono-davvero-tutti-uguali/

**http://www.tempi.it/lo-stato-italiano-sta-per-riconoscere-lincesto-e-i-cittadini-ne-sono-alloscuro#axzz21Od0fwGH

Mafia? Stato?

“Non si può essere contro la mafia e contro lo stato. O si è contro la mafia, o contro lo Stato.” 
Questa è una citazione di quanto detto  ad una conferenza dal professore Nicolò Mannino, che mi ha portato a ragionare sui concetti di mafia e Stato.
Il senso ultimo di questa frase è che la mafia sia una istituzione contrapposta allo stato, per questo i cittadini hanno l’obbligo di schierarsi da una delle due parti.
Qualcuno ha criticato questo pensiero affermando che non ci può schierare a favore di uno stato in cui la piovra pare essere bene inserita ed in cui la corruzione è fenomeno diffuso ad ogni livello.

Si tratta a mio parere di una critica debole, perché lo stato come istituzione è, non solo, lo strumento di unione dei singoli, ma anche la rappresentazione dei valori della società: se questi valori sono socialmente riconosciuti ed accettati, questo Stato non può avere un’accezione negativa. Attualmente il concetto di mafia è posto, nel comune pensiero, in antitesi a quello di Stato e di conseguenza finché permane quest’idea i due concetti non possono unirsi.
Il sempre citato Giovanni Falcone affermò infatti:

“…la mafia [come] sistema di potere, articolazione del potere, metafora del potere, patologia del potere. La mafia che si fa Stato dove lo Stato è tragicamente assente. La mafia sistema economico, da sempre implicata in attività illecite, fruttuose e che possono essere sfruttate metodicamente. La mafia organizzazione criminale che usa e abusa dei tradizionali valori siciliani. La mafia che, in un mondo dove il concetto di cittadinanza tende a diluirsi…dove il cittadino, con i suoi diritti e i suoi doveri, cede il passo ai clan, alla clientela…si presenta come una organizzazione dal futuro assicurato. Il contenuto politico delle sue azioni ne fa, senza alcun dubbio, una soluzione alternativa al sistema democratico…” [3].
Inoltre dire “Stato mafioso”, espressione, questa, sicuramente ad effetto, è una banale e teatrale generalizzazione di un qualcosa che riguarda i singoli uomini che dello stato fanno parte e che non tiene in considerazione ed offende coloro che nell’Istituzione credono e che lottano per la sua sopravvivenza. “
Per capire meglio il concetto di mafia-stato è bene fare un breve riferimento alla teoria istituzionalistica di Santi Romano, espressa nell’opera “l’ordinamento giuridico”.  (*)

In breve il diritto non sarebbe solo l’insieme di norme che danno vita all’ordinamento giuridico, perché invece è questo, proprio per il suo carattere sociale che genera la normativa stessa.

La società si serve delle norme per autoregolarsi, per sostenersi, norma e diritto diventato un tutt’uno, diventano istituzione e dunque, dice Romano che un istituzione è un insieme di: normazione, società, come unità concreta e distinta degli individui che la costituiscono, e ordine sociale, nel quale ricomprendeva ogni elemento organizzativo extragiuridico.

La mafia dunque avendo una normazione, un corpo sociale ed un insieme di valori e tradizioni può essere considerata come una contro-istituzione con tanto di base territoriale, che condivide, come un parassita, con lo stato nazionale.

Scusandomi per la necessaria dissertazione, proseguo ripetendo che lo Stato nazionale non è mafioso, ma che possono esserlo le persone, ovviamente, i cittadini  stessi. Ci possono essere individui, infatti, all’interno degli organi dello Stato che perseguono non più l’interesse comune, ma quello mafioso o di qualche altra organizzazione, questo, però, non deve impedire ai cittadini di chiedere, invece, chiarezza a quegli uomini e Giustizia allo Stato.
Se tutti cominciassero a pensare che lo Stato è mafioso, il sacrificio delle persone che hanno creduto nella lotta alla mafia risulterebbe inutile perché questo pensiero paradossalmente porterebbe a due possibili risultati: Il primo è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno Stato che non li rappresenta più, non si interesserebbero più alla politica, per dedicarsi solo alla loro vita individuale, ed il risultato di questo disinteresse sarebbe che la mafia o qualunque altro contro-stato potrebbe finalmente assimilarlo fino a confondersi con esso, non avendo più oppositori all’interno del territorio; il secondo invece è che i cittadini, persa completamente la fiducia in uno stato che non li rappresenta più, ricorrerebbero alle armi per sovvertire l’ordine costituito e per ripristinare la giustizia, generando invece una situazione di confusione e di caos che molto gioverebbe al contro-stato che sicuramente cercherebbe di legittimarsi di fronte agli impauriti ex-cittadini, quale unica fonte di sicurezza per poter vivere tranquillamente, diventando sudditi di un tiranno violento e dispotico.

Quello che si può fare per evitare uno di questi due risultati è: evitare di blaterare e di portare a spasso striscioni per il gusto di farlo, come fanno i signori “attivisti della domenica”, impegnarsi realmente, ciascuno per quanto può, nel sostegno alle istituzioni ed agli uomini onesti che di esse fanno parte, nella lotta alla mentalità del compromesso e della conoscenza per ottenere il favore, nella lotta all’omertà, per evitare che le vite di quei sognatori stroncati dal contro-stato siano state inutili.
Una cosa che invece possono fare solo i giovani è cancellare dalla loro mente il termine “apolitico” ed interessarsi alla politica ed alla vita dello Stato, cercando con tutte le loro forze, di non farsi catturare dal lato negativo di essa, il lato oscuro di Palpatine e dei Sith. Personaggi, questi, diffusissimi in ogni ambiente di potere.

Io non credo in uno stato mafioso.

Sono consapevole di aver ripetuto concetti già detti e ovvi, ma a quanto pare l’ovvio va’ sempre ribadito perché lo si scorda facilmente…

*http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=56&ID=159

Per chi volesse iniziare ad approfondire la materia consiglio l’articolo “La mafia come Stato nello Stato- Radici e limiti di un paradigma interpretativo “ di Stefano Rossi