La rubrica delle date: 20 Dicembre 1759

I papi nella loro infinita saggezza si sono anche preoccupati dei problemi dietetici del loro gregge…

Il 20 Dicembre del 1759 Papa Clemente XIII pubblica l’enciclica “ Appetente sacro” in cui viene raccomandato il digiuno quaresimale quale mezzo di penitenza che porta molti vantaggi spirituali (ma io credo fossero anche fisici, infatti a qualche grasso nobile questo sarà stato più utile al fisico che allo spirito. Questa notizia, so benissimo, non è assolutamente rilevante per chiunque non abbia il capriccio della ricerca di aneddoti di qualunque specie o che non sia un vero ed assetato fedele di Santa Romana Cattolica ed Apostolica Madre chiesa. Tuttavia potrebbe essere utile in 2625342541_b7702c11b8_mun’ora di ozio, per pensare a quanto si siano rilassati con lo scorrere del tempo i dettami religiosi e di quanto non siano ascoltati (per fortuna o purtroppo non si sa). Nella lettera* in sostanza Papa Clemente con molta eleganza e tatto, come si confà a sua Santità, invita i suoi venerabili Fratelli a far rispettare le norme sul digiuno ed implicitamente ad attenersene per combattere la corruzione diabolica (“quella vecchia volpe”) che spingeva al lassismo dei costumi ed al trovare numerosi escamotage quali il bere ad esempio bevande miste a latte. Il Buon Clemente sapeva evidentemente che l’uomo è furbetto e che cerca sempre di avere la botte piena e la moglie ubriaca… “Giudicammo perciò necessario mandarvi questa lettera per significare alle vostre Fraternità in quanto grande timore Ci troviamo che rimanga alcunché della precedente corruzione, oppure nuovo danno venga inferto a questo riguardo alla disciplina ecclesiastica, con nocumento delle anime dei fedeli.”  Egli dice che è tramite la penitenza che si rende onore alla giustizia divina e che “se dunque non vogliamo essere puniti da Dio, non possiamo fare diversamente che punirci da noi stessi”. In questo modo è come se dicesse che è meglio fare questo piccolo sforzo per evitare mali peggiori…  Il digiuno è, afferma verso la fine, un modo per prepararsi ad affrontare la tremenda sofferenza di cristo, per poi purificarsi e diventare un uomo nuovo. Le ultime righe sono quasi una raccomandazione agli alti prelati, quasi fossero sia scolaretti un po’ vivaci promossi a capiclasse, a non perdere la disciplina ed a dare l’esempio… Lo ascoltarono? Chissà…

 

 

*http://digilander.libero.it/magistero/c13appet.htm

La bellezza degli scontri

Qualche mese fa giravano sulla più famosa piazza dei pettegolezzi di internet delle immagini in cui venivano mostrate a confronto folle urlanti e scontri di piazza in varie città europee e poi le code per l’iphone5 e il flashmob di Gangnamstyle in Italia…  Forse saranno state le foto, forse la crisi, forse l’autunno e l’inverno, ma le proteste che ci sono sempre state si sono fatte più accese. Gli italici sanculotti sono sempre felici di menare le mani (e bastoni, bottiglie, bombe-carta, molotov, pietre) contro quegli omoni più scuri dei puffi e mille volte più brutti e cattivi, senza identità e semplicemente servi dello stato. “In Italia c’è la dittatura delle banche (prima era la “dittatura del nano”, prima ancora della Dc, 14416_10152301553480171_758076302_npraticamente dal fascismo nulla è cambiato…) e protestare è il modo migliore di farsi sentire, dobbiamo ribellarci e distruggere questa struttura di potere corrotta, dobbiamo eliminare i politici e combattere i servi con i manganelli, la ricchezza deve essere distribuita a tutti. Abbasso le multinazionali e le banche!” Questo è bene o male il profondissimo pensiero che si potrebbe ascoltare parlando con uno degli studenti che protestano, magari coperto con casco e kefiah e con la felpa con la bandiera della pace stampata sul petto. Uno che magari pochi mesi prima era in coda per l’iphone5 e che giustamente vuole divertirsi senza preoccupazioni…  Io non contesto il voler protestare, contesto l’ovvietà di alcune frasi, contesto Grillo che invita le forze dell’ordine a sovvertire lo Stato e ribellarsi, contesto chi fomenta gli scontri da un lato e dall’altro parla di concordia e di pace. Ci sono altri mezzi, come ad esempio voti e costituzione di associazioni e referendum per far sentire la propria voce e so benissimo che possono anche fallire, ma anche le primavere arabe sono e stanno fallendo (quanto meno dal punto di vista democratico e laico).

In quest’ultima parte una considerazione pratica e molto individualista: Tu, ragazzo o giornalista o signore che sei capitato per caso nei pressi di uno scontro e non hai voglia di menare le mani, allontanati! Cosa diavolo ci stai a fare lì in mezzo davanti ad una carica a mani alzate? Pensi di avere una barriera davanti? Demente se non vuoi prendere mazzate fuggi e non dirmi: “si ma io ho il diritto di stare lì!” Palle e lo sai, non devo spiegarti certo io come funziona una carica e non devo spiegarti che non è come nei videogiochi in cui si selezionano i bersagli ed i cui i cattivi sono in rosso. Poi tra i poliziotti ci sono quelli che si vogliono sfogare, quelli che hanno paura e quindi colpiscono più forte, quelli che si fanno trascinare dalla  foga della battaglia, così come i manifestanti che prendono a calci in faccia i soldati blu a terra… Non venirmi a parlare di diritti, non venirmi a dire che in Germania non è così, che lì i servi dello stato hanno marciato con i manifestanti a Francoforte, perché un amico si è preso un pugno in faccia ed una manganellata mentre era a terra e non gli sembrava un gesto di affetto… I funzionari e gli alti dirigenti dovrebbero essere molto cauti nell’ordinare le cariche  nello schierare i reparti, perché solo i generali da salotto giocano con i soldatini e non capiscono cosa significhi creare uno scontro (così come non lo so io, per fortuna) e cosa significhi lanciare persone piene di tensioni e paure, abituate ad essere insultate, contro altre persone esasperate.  In questa situazione è normale che gli incidenti succedano e forse sono anche voluti… Una questione di cui si è discusso sono i numeri identificativi, questi possono essere uno strumento per rincuorare i cittadini (tra cui gli stessi poliziotti) a patto che chi di dovere non decida di usare anche questo strumento in maniera sbagliata, come tutti gli altri studenti che papà Stato ci mette a disposizione…

Eureka!

Le storie del nonno (nel mio caso della nonna) erano sempre appassionanti per noi bambini, narravano di altri tempi, di altre atmosfere: storie di guerra, bambini coraggiosi, amanti separati, mostri cattivi, nobili a cavallo e contadini simpatici. Con il passare del tempo queste storie si ripetono, diventano una piacevole routine e se sempre più raramente si vede il colpo di scena, ma tu ormai assuefatto a questo ritmo che ti rilassa ti trovi piacevolmente a tuo agio nel prevedere l’ovvio. 22244_yevrika_or_eureka_1024x768_(www.GdeFon.ru)Eureka è un po’ così. Eureka è una serie televisiva arrivata ormai alla 5° e ultima stagione in cui un poliziotto, persona normalissima, diventa sceriffo in una città di geni fondata da Einstein  e sede di laboratori ultramodernissimi, dove ad ogni puntata deve salvare non solo la città ma il mondo intero dai terribili casini creati per sbaglio (o voluti) dagli stessi cittadini un po’ pazzoidi. L’impostazione di ogni puntata è sempre la stessa, navigata e sicura: problemi diversi da risolvere. Ovviamente ci sono delle eccezioni sparse qui e là ed uno dei punti di forza è l’ironia e la leggerezza delle storie. La routine non viene vista di buon occhio in una serie televisiva eppure Eureka è bella da vedere anche per questo, i personaggi con il passare del tempo diventano vecchi amici con pregi e difetti, da ammirare o da insultare se si comportano da perfetti idioti…

Consiglio di guardarla a piccole dosi per non annoiarsi, per gustarla come un cioccolatino da gustare dopo cena.

5 parole che mi affascinano

Questo post nasce dopo aver visto in due blog che seguo sempre (http://strategieevolutive.wordpress.com/ e http://alessandrogirola.me/) vari post con degli elenchi di scrittori preferiti, parole odiate, libri letti, maestri di scrittura e via seguitando. Ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere e descrivere cinque parole che mi affascinano. Io vorrei che anche voi, cari lettori, scriveste qui nei commenti le vostre cinque parole (o anche solo una) preferite, in qualunque lingua, purché ci sia la traduzione. Quindi commentate!

Doch: è una parola tedesca utilizzata come avverbio o come congiunzione, in italiano il primo significato è: però, tuttavia. In questo senso viene usata per dissentire, per esprimere un altro punto di vista. Mi piace moltissimo la sua pronuncia,  il suo suono aspirato, morbido. Volendo esagerare direi anche che a differenza del tuttavia e del però italiani il doch non ti fa apparire come un maestrino contestatore.

Brainstorming:  letteralmente tempesta cerebrale è un concetto ormai diffusissimo e conosciuto, una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema.  Mi piace il concetto che esprime, ma anche l’accostamento delle due parole che la compongono. Le idee sono energia, pura potenza e qui sono rappresentate al meglio.

Necessariamente: è necessario (ho fatto il capitan ovvio della situazione), lo uso praticamente in ogni discorso. La trovo una parola molto elegante e di solito la uso come risposta. Mi fa venire in mente  l’archetipo del saggio barbuto e con gli occhiali.

Altresì: Non lo uso perché è un po’ troppo ricercato e si usa praticamente solo in ambito letterario. Io lo leggo spesso nei testi di diritto in cui il linguaggio è molte volte lontano dall’attualità, ma questa non la trovo una cosa irritante, anzi… Anche perché io sono attratto dal passato e quindi anche le parole ormai desuete sono di mio gradimento. Inoltre stiamo imbarbarendo il nostro modo di esprimerci, quindi ben vengano le vecchie parole!

Inoltre: Mi sento quasi radical chic quando uso inoltre, eppure me ne frego e lo uso comunque tantissimo. Io non sono radical chic e adesso, dopo tutte queste descrizioni ho proprio bisogno di fumarmi la pipa, leggendo Pasolini o Sartre, poi magari commenterò il sito di Repubblica o del Manifesto.

L’Ue terra di santi, illuminati e pacifisti

“Il Comitato ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2012 all’Unione Europea. L’Unione e i suoi membri per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa.”*  il nobel per la pace dell’anno 2012, come tutti avete ormai avuto modo di apprendere, è stato assegnato all’Unione Europea dall’altissima ed illuminata commissione nominata dal parlamento norvegese. La scelta è decisamente opinabile, anche se la frase da me riportata è senz’altro vera. Il fatto che per 60 anni gli stati europei non hanno praticato il loro sport preferito nel loro parco giochi prediletto in grande stile, ma hanno preferito i trattati sembra dimostrarlo, come lo dimostrano gli sforzi normativi e sostanziali fatti in questo senso. Non viviamo in un paradiso, anzi in alcuni luoghi la tranquillità è solo un sogno, ma nel complesso l’atmosfera è pacifica e di collaborazione. ** La pace si sa, è un concetto assai nebuloso e strumentalizzato, quella totale non potrà mai essere raggiunta se non a determinate condizioni aliene al nostro modo di essere. In questo caso pace dovrebbe essere intesa come tendenza (lenta) ad escludere uno stato guerra generale ed il ricorso alle armi come mezzo di risoluzione delle controversie. L’idea stessa di nobel per la pace è strana, legata alla politica ed alla diplomazia, perché non stiamo mica parlando di un libro, una ricerca scientifica, una cosa tangibile, ma di un equilibrio attraverso la storia ed attribuire un premio per aver creato un equilibrio di cui non si conosce la stabilità mi pare inutile. Io lo abolirei in quanto solo un’essere immortale (Dio, il Dr. Manhattan, Dracula, Matusalemme) potrebbe giudicare. Ma se deve essere attribuito a qualcuno, che si scelga almeno una persona fisica che nella sua lunga vita ha impiegato le sue risorse per quel fine e che questo sia riconosciuto da molti, oppure un organismo che ha come fine primario l’ideale puro di pace, o che questo traspaia dai suoi fini (come nel caso della Croce Rossa Internazionale). Invece l’UE (stato, organismo internazionale, pastrocchio) non può riceverlo, per il semplice  e pacifico fatto un ente di questo genere non potrà dedicarsi unicamente alla pace, ma avrà interessi nel commercio di armi, saranno presenti sul territorio forze armate, i suoi rappresentanti si troveranno a dover fare scelte poco etiche od a sacrificare determinate risorse (ad esempio riduzione delle libertà personali per la pubblica sicurezza),tutte cose che si pongono all’opposto di un ideale puro di pace, ma è così che va il mondo. Gli Stati (faccio rientrare qui anche l’UE per comodità) ricercano l’equilibrio e la convivenza pacifica, ma devono assicurarsi la sopravvivenza . Quello che io voglio dire è che l’UE non può rappresentare per la sua stessa natura l’ideale del premio, non perché sia un organismo guerrafondaio o che schiavizzi i cittadini, bensì perché si trova a dover far collimare più interessi, che con l’ideale puro di pace (io penso a Gandhi se si parla di pace) hanno poco a che fare.

P.S Ho trovato opinabili alcune attribuzioni del Nobel, ad esempio ad Obama, caso in cui la scelta politica (come nel caso dell’UE) è molto contestabile. Un premio nobel dato praticamente sulla fiducia!

 

 

*http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/10/12/SCHEDA-motivazioni-premio-Ue_7618985.html                                                     **Fondamentale in questo discorso è non pensare al singolo, ma alla massa.

 

Astronavi, elefanti e cose strane…

Questo è un post caotico, frutto di pensieri serali pre-letto.  

Vimana… Il Nome è alquanto strano ne convengo, sembra quasi un prodotto tipo vitasnella o qualcosa del genere e in realtà è il nome  di antiche astronavi indiane che volavano sulla terra 15mila anni fa e che secondo alcuni strani studiosi atterravano in aeroporti siti in tutto il mondo (come nella piana di Nazca) … Agli indiani evidentemente non bastavano gli scacchi e il kamasutra, ma volevano anche le astronavi… Basta cercare su internet per ottenere un’abbastanza ampia bibliografica, se siete interessati a questo strano argomento (1). Questa ovviamente è una supposizione non condivisa dall’archeologia classica ma portata avanti da quella parte della dottrina archeologico-scientifica più aperta alle speculazioni (seghe mentali). Costoro, se vogliamo semplificare ed ironizzare, sono i seguaci dell’età d’oro, quelli secondo cui millenni fa sulla terra arrivarono gli alieni colonizzandola e dotando gli indigeni di una notevole spinta tecnologica, che poi si è persa fra le nebbie di tempo, mito, ignoranza, religione. Guardando un programma in Tv su questa teoria mi sono chiesto: “com’è potuto accadere questo tracollo tecnologico-sociale?”  Forse una guerra, oppure un disastro naturale, oppure entrambe o una grave crisi economica. Volendo pensare alle mille teorie sul diluvio universale. Devo dire che questi argomenti sono particolarmente interessanti e mi stuzzicano la fantasia quando cerco di immaginare come fosse il mondo in quel fantomatico periodo, cosa che mi rimanda anche alle ambientazioni di D&D in cui è un continuo parlare di imperi scomparsi, tecnologie perdute et similia. Tuttavia poi vado inevitabilmente all’immaginare il tracollo di quest’antica società in cui ci saranno stati i vari erBatman(una nullità), Nixon, Caligola, Dittatori vari, Plutocrati vari e via seguitando ed a questo punto la mia strana e complicata mente vola alla nostra società. Poi per non farla deprimere cambio argomento di pensiero, come ad esempio su cosa scrivere il prossimo post, oppure un gran pezzo di bella signorina, oppure vado a leggermi un bel romanzo del Morozzi che riesce sempre a distrarmi anche se quelli che ho li ho letti 10mila volte (forse dovrei chiedergli i soldi per la pubblicità (in)volontaria o almeno un piatto di tagliatelle…). Per chiudere il discorso prima del Morozzi penso che probabilmente ogni civiltà ha bisogno del suo tracollo per fare da base ad un’altra era e questo è un processo per niente pacifico e che comporta molteplici danni e perdite di vite e conoscenza, ma necessario, perché si parla di grandi organismi sociali viventi… Tuttavia io spero che il tracollo della nostra avvenga quando la mia dipartita sarà avvenuta in tranquillità…  Tornando alle società passate ed alle loro tecnologie è in effetti strano che delle civiltà precolombiane avessero delle riproduzioni d’oro di modelli aerei strutturalmente funzionanti (se riprodotti ovviamente) (2), oppure che gli egizi spostassero blocchi granito enormi, oppure che i cereali siano cresciuti in tutto il mondo nello stesso periodo. Riguardo questi argomenti io sono scettico, ma mi piacerebbe molto l’idea che fossero veri, quindi speriamo bene…  Pensare a queste cose mi fa dimenticare ad esempio che in Sicilia gli imprenditori sono molto poco portati a pensare in grande e che perdono sempre occasioni d’oro…

1: http://it.wikipedia.org/wiki/Vimanahttp://ufoisland.blogspot.it/2008/07/i-vimana-antiche-astronavi.html

2: http://pianetanibiru.forumfree.it/?t=62752098http://www.youtube.com/watch?v=kWfdqizX7nE&feature=related

le querele, le liti inutili e gli scrittori(?)

Dovete sapere che Massimiliano Parente ha approfittato dell’indignazione  e dello stracciamento di vesti da parte di un gruppo di scrittori (di cui non ho letto nulla e di cui non me ne frega una beneamata cippa) contro Carofiglio che ha querelato un altro tizio, tale Vincenzo Ostuni (che lo aveva definito scribacchino), per tirare una bordata pesante contro tutti questi soggetti e ridicolizzarli pesantemente, definendoli tutti scribacchini. Io mi schiero al suo fianco, anche se non gliene può fregar di meno. Siamo al ridicolo… Questo tizi, sicuramente annoiati, ne hanno approfittato per incontrarsi, fare un po’ di caciara e poi andare a mangiare in trattoria. Carofiglio, possibilmente non ricordando la lentezza del carrozzone Justitia (eppure come magistrato dovrebbe saperlo) ed avendo anche lui tanto tempo libero (evidentemente ‘sti “artisti”  passano le giornate a meditare) e soldi per gli avvocati, decide invece di querelare l’altro per la parola “scribacchino”. Ma buon Carofiglio, che problema hai? Vuoi farti soldi facili con la querela? Perché solo così comprendo il tuo gesto. Il Querelato non ha usato, secondo me,  né buon gusto né fantasia, non avendo fatto uso di salaci commenti o di un raccontino sarcastico per allietarci, invece si è limitato ad una critica elementare e dovrebbe essere processato per banalità ed ovvietà, data la sua preparazione culturale. Quell’altro invece, il Gianrico poteva semplicemente mandarlo a cagare o fare un raccontino ancora più sarcastico e astioso, infarcito di pungente risentimento contro Ostuni, rispondendo quindi di fioretto. Per me è così che si dovrebbe fare nel mondo della critica letteraria e politica, a parte i casi gravi ovviamente. Intellettualoidi a voi mi rivolgo: dovete divertici con le vostre schermaglie, è questo il vostro compito nella società! Invece no, questi quattro arroganti e tronfi scrittori, mostrano di essere scribacchini e di mancare di quell’altero, nobile ed intellettuale distacco che dovrebbero avere rispetto alle critiche e che si manifesta con il sarcasmo più perfetto. Niente li differenzia dalle casalinghe di borgata che si querelano in continuazione. Purtroppo…