La rubrica delle date- 24 settembre 1725

Nel lontano 1725 in questo giorno nasceva un uomo con uno dei cognomi più conosciuti al mondo: Arthur Guinness. Sappiate che il libro non è direttamente legato a lui, ma ha un piccolo posto in questa storia. Quest’uomo dal naso abbastanza grande e l’aspetto da notabile di provincia è colui al quale gli amanti della birra debbono molte delle loro sbronze. Originario di Celbridge, crebbe nella contea di Kildare perché il padre era amministratore delle terre dell’arcivescovo di Cahel. Evidentemente il padre era un ottimo amministratore, infatti il buon ecclesiastico lasciò in eredità e con profondo spirito cristiano 100 sterline a ciascuno dei membri della famiglia Guinness*. Arthur, di cui non si hanno notizie sull’educazione ricevuta**, con notevole spirito pratico decise di aprire un piccolo birrificio a Leixlip nel 1755, ma dopo quattro anni, dimostrando spirito imprenditoriale e coraggio, lasciò l’impresa al fratello minore per trasferirsi a Dublino, stipulando un contratto di affitto della durata di 9000 anni (della serie, non si sa mai…) per l’affitto del  St. James’s Gate Brewery, che diventò la sede del più famoso birrificio d’irlanda. Inizialmente si dedicò solo alla produzione della birra ale. La birra gli portò fortuna anche sul lato privato perché nel ’61, presumo nella bella Dublino, sposò Olivia Whitmore, che fu madre di ben 21 figli (doveva avere molto tempo libero…). In quegli anni si trasferì in un quartiere bene della città e dal 1767 fu a capo della corporazione dei mastri birrai fino alla morte, un incarico di prestigio, che lo fece diventare anche una figura interessante politicamente, tanto che rappresentò la corporazione nel consiglio comunale dublinese. Intanto gli affari proseguivano a gonfie vele e lui cominciò a fare esperimenti sulla birra porter, che già altri mastri birrai irlandesi avevano cominciato a produrre, anche come risposta alla concorrenza spietata di Londra. Nel 1778 fu venduta presumibilmente la prima Guinness come noi la intendiamo oggi, se si vuole tenere fede dei libri contabili. Al contempo fu un sostenitore aperto di Henry Grattan, deputato irlandese (che non ebbe molta fortuna nelle sue imprese) la cui battaglia era incentrata sull’autonomia dell’Irlanda e sull’attribuzione del potere legislativo del parlamento. Viene da pensare che il signor politico si accattivò il Guinness soprattutto grazie ad una proposta di legge per ridurre le tasse sulla birra (i buoni vecchi accordi politici, che bellezza!). I due avevano anche idee comuni riguardo l’emancipazione dei cattolici, anche se il furbo Guinness da buon imprenditore si tenne fuori dalla grande rivolta del 1798 contro il Regno Unito organizzata dagli “United Irishmen” (da cui si tenne lontano anche Grattan per divergenze di pensiero, era uno pacifico). Dal ’97 al ’99 allargò notevolmente la fabbrica e chiamò come consoci i Purser, già produttori londinesi di birra Porter da lunghi anni e poi bloccò la produzione di ale per spostare le risorse dell’impresa solo alla produzione della birra scura. Morì dopo questa lunga vita felice nel 1803, mentre l’azienda continuò e continua a prosperare.

*La famiglia Guinness ha sempre dichiarato di discendere la potente clan dei Magennis, ma la cosa non fu mai dimostrata, quello che adesso si sa grazie alle prove sul DNA è che loro sono probabilmente discendenti dei McCartans, parenti stretti dei Magennis. Quindi la loro nobile origini è salva, qualcuno vada a tranquillizzarli per favore…

**Probabilmente sarà stato educato da precettori privati

P.S Il Guinness dei Primati fu ideato dall’amministratore delegato dell’impresa nel 1951 ed il nome fu mantenuto anche quando i due marchi non ebbero più rapporti per reciproca convenienza.

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Frammenti d’Erasmus

Entschuldigen, ich konnte das auch auf Deutsch schreiben, aber ist zu schwer und ich habe keine Zeit…

Più scrivevo un riassunto dell’ Erasmus, più avevo voglia di cancellare tutto e di ricominciare. Ho deciso che vi racconterò questi dieci mesi attraverso pochi frammenti. Buona lettura! 

-Domani si va in scena, sono felice perché questa volta la mia parte è più grande e complessa e con Andoni c’è una buona intesa. Farò errori di grammatica, questo è inevitabile, ma l’importante è che mi faccia capire (cosa che ho sempre fatto, in qualche modo). La scena sulla dittatura è difficile,  potrebbe essere fraintesa e temo che gli amici rideranno solo vedendo noi in quelle pose. Recitare in tedesco è snervante e la difficoltà ad esprimersi come si vuole è grande. Mah, speriamo bene…

-Il rumore dei miei passi sulla neve fresca si confonde con il cinguettio degli uccelli, questo è il segno che tra poco verrà l’alba, anche se il buio è ancora il padrone assoluto. Il freddo mi entra nelle ossa e questa giacca è troppo leggera, per fortuna casa è molto vicina. Tutte le finestre dei palazzi attorno a me sono spente. A volte mi chiedo a cosa porteranno questi incontri, finiscono sempre nello stesso modo… Passiamo ore ed ore a litigare, urlando nella notte senza ragione, ma più mi sforzo a non farlo più e più ho bisogno di vederla. Che poi litigare in 4 lingue diverse ha il suo indubbio fascino, puoi essere molto più creativo nelle frasi… Non capisco se lei prende in giro me o io prendo in giro lei (e me stesso), probabilmente entrambe le cose, ma lo facciamo senza malizia…  Quando poi io poi me ne vado, lei mi ferma,  poi  si ripete di nuovo tutto, come se fosse uno strano rituale stregonesco. Forse è destino, forse entrambi adesso abbiamo bisogno di questo, di sfogarci litigando. Ma è indubbio che sia una cosa alquanto curiosa…

-Sono con Carlos seduto sulle panchine di fronte casa a chiacchierare, il gusto pastoso della Rochefort copre quasi anche i pensieri…  E’ una splendida giornata di inizio estate, la luce alle 19.30 è ancora forte e noi due ce la godiamo tutta. Mi ha detto che andrà a Berlino a vedere il Bundestag e non potremo andare ad Amsterdam, beato lui, ma poco male, ne approfitto per studiare… Mando giù un altro sorso. Mentre parliamo ci dobbiamo spesso interrompere per salutare quelli che passano. Un gruppetto gioca a ping-pong, mi pare siano i palestinesi. Parliamo del futuro, di politica, di cazzate, come sempre.  Lo guardo, non si direbbe mai che sia Brasiliano, biondo scuro, bassino, magro, al primo sguardo un tipo ordinario ed invece no. Il maledetto ha una parlantina tale da convincere un cieco a farsi una corsa di formula 1ed infatti ha successo con le ragazze. Arriva Diego, comincia a raccontarci una situazione pazzesca, di quelle in cui ci mettiamo di solito e poi arriva anche Roman. Non abbiamo legato da molto tempo, ma non ce ne importa poi molto del tempo.  Cazzo! Mi aspettano i Toscani! Finisco la birra e vado. 

-La prima cosa che ti colpisce del Kuckuck è l’odore: strano, pesante, anche perché i bagni sono quello che sono… Quando entri nella sala della posta del palazzo comune pensi: “Che posto tremendo per farci un locale”, poi vedi la porta nera, aperta, con la scritta in rilievo a cui mancano delle lettere e vieni subito investito dal rosso cupo delle pareti e dalla vista di tutte quelle bottiglie di alcolici. C’è qualche tavolo, delle panche su cui ballare, dei divanetti e soprattutto un’enorme tariffario, i prezzi sono tremendamente bassi… Poi pensi che non ci sono finestre e che le uscite di sicurezza sono un bel sogno, ma dopo qualche shot ogni problema è presto dimenticato. Io quel locale lo amo, è senza dubbio squallido, ma ha un suo indubbio fascino, non decadente, ma metropolitano, studentesco. Il primo giorno che ci sono entrato avevo appena conosciuto gli altri ed ero spaesato, quindi come tutti mi sono dedicato a socializzare, aiutato da una sana dose di birra e tequila, che non  guastano mai… Sarei risultato simpatico ed avrei fatto amicizia? Chissà. Avrei trovato l’amore? Forse. Mi sarei fatto la bonazza che ballava sul cubo? Magari… Sarei rimasto solo per tutto l’anno? Penso proprio di no.

-Siamo in viaggio da due settimane, oggi è l’ultimo giorno ed ho visitato l’est Europa, carica di storia e di regni ed imperi che vivono solo nel ricordo. Purtroppo non ho potuto vivere Budapest come volevo, niente pomeriggio alle terme, niente visita ai musei, ma il parlamento meritava. Nonostante questo, la città mi ha fatto suo, mi ha preso e il cibo ha fatto la sua parte… A Vienna non siamo riusciti ad andare all’Opera, che peccato.  Della compagnia sono il solo italiano, gli altri sono tutti spagnoli. E’ fantastico stare in mezzo a gente che ha tradizioni diverse dalle tue, ma anche snervante. Spesso ci prendiamo in giro sulle rispettive tradizioni e lingue, ma fa parte del gioco. Comunque sto male, sono le 6 del mattino ed alle 10 abbiamo l’aereo per Stoccarda. Ho acido solforico nello stomaco. Mi lancio sofferente sullo zaino per prendere le medicine, cose che capitano… Ma qualche bestemmia mi scappa lo stesso.

-Sono ore che studio, studio, studio e studio… Non ne posso più. Certo ho iniziato tardi, mi ero ripromesso di studiare poco ma costantemente ed invece sto studiando nell’ultimo periodo utile, ma l’importante è superare gli esami. E’ un fatto di orgoglio, infatti in Erasmus si deve anche apprendere, non solo distruggersi. Ogni tanto in giro per la biblioteca becco gli altri, il Kuckuck in questi giorni sarà deserto.

-Non sto capendo quello che dice… E’ mezz’ora che sproloquia, forse se annuisco ogni tanto con fare interessato e tra cinque minuti gli dico che devo andare in bagno mi lascerà in pace e potrò andare a salutare i polacchi…

-La cucina è un disastro… 70 persone in cucina forse sono un po’ troppe: il pavimento si è trasformato in una sorta di palude, ci sono bicchieri e bottiglie ovunque, le macchie di vino arrivano dalla cucina alla mia camera, ce ne sono anche in bagno. Mamma mia che mal di testa, non riesco a stare in piedi, ma devo comunque pulire tutto. Questa è sicuramente l’ultima volta che mi ubriaco, non mi ricordo molto… anche se non penso che poi il fine serata mi sia andato male, sono proprio un vecchio volpone… Non ero nemmeno così sbronzo, forse.

-La musica costruisce delle splendide ed eteree cattedrali barocche che poi si dissolvono dopo pochi secondi, Ste  è seduta accanto a me e sembra altrettanto rapita, anche Miriam e Giò. E’ stata una buona idea venire al concerto, questo quartetto è fantastico. L’idea di passare poi dalla dimensione celestiale in cui mi trovo ora all’inferno vizioso e fumoso del kuckuck dopo, mi mette i brividi. Ma si deve fare tutto, nutrire l’intelletto e nutrire l’anima affamata di vizi. La sala non è bellissima devo ammettere, è molto seriosa, poco accogliente, le decorazioni ispirano la forza e la rigida eleganza prussiana, ma non hanno quel frammento di anima allegra e caotica dell’architettura italiana. Tuttavia il palazzo è affascinante, potente.

– Ho appena accompagnato in stazione i miei genitori e mia sorella, adesso mi godo l’alba sul Neckar, guardando la Hölderlin Turm. Ci sono poche persone in giro per fortuna, qualcuno corre sul sentiero nel parco, un barbone si beve un goccio di birra su una panchina ed io aspetto il bus stranamente in ritardo. 

P.s Sarebbe impossibile scrivere di tutte le esperienze che ho vissuto e di cosa mi abbiano trasmetto le persone che ho conosciuto, non ci riuscirei nemmeno in un libro in 50 volumi, non saprei da dove cominciare. Quindi voi che leggete e che siete stati miei compagni in quest’esperienza sappiate che vi penso e che è stato un piacere conoscervi. Questo è dedicato a voi!

Matrimonio: che follia!

Dopo una lunga pausa oggi finalmente aggiorno il blog, prima di perdere definitivamente quei 4 lettori che trovano piacevole leggerlo (che ringrazio sentitamente!).  Questo periodo è stato un po’ movimentato, ho alcuni progetti che vorrei cercare di portare a termine e di cui non parlo per scaramanzia, ho studiato per due esami (economia che tu sia maledetta e diritto tributario che tu possa essere meno noioso di quello che attualmente sei), di cui uno superato lunedì e l’altro invece è tra qualche giorno. L’estate è finita e sto riprendendo i vecchi ritmi di studio. Purtroppo facebook è una distrazione tremenda, uno strumento del demonio…  Vi annuncio, anche se la cosa non è che vi importi poi neanche minimamente, che a breve mi iscriverò in palestra per cacciar via una poco elegante pancetta che rovina il mio magnifico (prrr) aspetto…

In Sicilia infuria la campagna elettorale e sembra un tutto contro tutti, una grande ammucchiata in cui tutti stanno attenti a proteggersi il didietro (peraltro molti non riuscendoci…). Ma la cosa non è molto importante, i siciliani come da qualche millennio a questa parte troveranno il modo di farcela.

 

Oggi voglio prendere d’assalto una delle fortezze più inattaccabili del comune pensare… Una cosa che mi fa venire l’orticaria solo a pensarci ed al cui confronto tutto il resto è polvere. Questa cosa (non posso definirla in altro modo) vanta a sua difesa intere legioni di dolci donzelle cresciute a telefilm e favole,  trae forza dal principio dello scarica barile e da quello dell’amore della pace” (di cui sono seguaci la quasi totalità degli esseri umani di sesso maschile, me compreso) e soprattutto serve da palcoscenico a quelle superstar di nome Nonvoglio Sfigurare e Voglia Diapparire… Queste due belle signorine alimentano il nostro narcisismo e se non sono ben controllate finiscono per influenzare ogni azione della nostra vita quotidiana, altresì (questa parola  è solo per te, caro Francesco) è manifesto che i luoghi in cui loro si baloccano come pazze sono le cerimonie, di tutti i tipi. Ma io non contesto le occasioni formali, anzi mi piacciono, adoro stare in giacca e cravatta e mi piace stuzzicare lievemente il mio ego, ma poi si arriva all’esagerazione, allo sputtanamento del senso stesso di cerimonia. Una sera a cena, ad esempio, è uscito il discorso di matrimoni e lauree e tutti sappiamo che Sicilia la formalità di certi eventi raggiunge livelli inimmaginabili e dunque quest’isola è un ottimo specchio per le comuni usanze. Probabilmente questo fenomeno andrebbe analizzato di concerto con l’idea tutta siciliana che dentro le mura private (Buttafuoco parlò di camera da letto) ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma basta che non lo si vada a dire direttamente al di fuori (che si sappia, invece per vie traverse un certo fatto non è rilevante) ma rischierei di perdermi in sofismi. Andando subito al sodo, è risaputo quali siano le tradizioni del matrimonio: organizzazione costosa e certosina da parte degli sposi, che ovviamente non devono sfigurare nel loro contesto sociale e magari imitare i matrimoni della gente importante, tutti vogliamo sentirci importanti.  Gli invitati ovviamente doneranno qualcosa per partecipare al felice momento, possibilmente costosa come un uovo fabergé, che non si deve sfigurare, i testimoni invece, in virtù dell’onore tributato loro dovranno fare un regalo molto personale (che, chissà come mai, viene comunemente inteso come il regalo più costoso di tutti… Mancanza di fantasia? O forse a causa della nostra incapacità a ritenere che un regalo di cui non abbiamo lo scontrino, possa risultare bello? Magari è solo perché questo è il modo più facile per ottenerlo). Inoltre per organizzare un matrimonio praticamente si deve aprire un mutuo, tra video, foto, ristorante(dove spesso si mangia male), chiesa, animatori, pagliacci, dj, vestiti e via seguitando…  Con gli anni la mia avversione a questo genere di cose sta crescendo come una pianta sempre più alta e robusta ed ho giurato che il mio matrimonio, se mai mi sposerò, dovrà essere il più sobrio possibile, senza spendere soldi inutilmente per locali finto-barocco-rinascimentali-liberty da arricchiti e senza creare un listino di invitato lungo quanto l’elenco della popolazione della Cina e pieno di sconosciuti. Ovviamente un matrimonio principesco in cui vengono presentati autentici capolavori culinari ed organizzato in un posto incantevole è decisamente stimolante, lo ammetto, ma questo genere di cose le si devono lasciare a chi se lo può permettere, non solo economicamente (che prima di indebitarsi per una cena è meglio pensare al futuro, magari con quei soldi copri una parte del mutuo per la casa, o li investi), ma anche perché dotato del giusto “savoir faire” ed ovviamente anche gli ospiti dovrebbero essere all’altezza. Prima che mi lapidiate per questo profondo snobbismo vi invito a ricordarvi del buon Trimalcione ed a pensare a degli episodi di cattivo gusto che sicuramente vi saranno capitati. Una cerimonia è come un buon abito, si deve essere naturalmente dotati a saperlo portare. Non si deve certo essere miliardari modello come il tizio descritto da Wilde, ma l’emulazione spesso rischia di diventare grottesca. Inoltre io desidererei che i miei testimoni non pensassero: “oddio che palle, mi ha chiesto di fare il testimone ed ora devo spendere un sacco di soldi per il regalo e c’è anche sta crisi maledetta e le tasse che si alzano e vorrei anche pensare un po’ a me stesso”. Cosa che mi è già capitato di sentire, infatti per quanto mi riguarda potrebbero anche non regalarmi solo la presenza, una maglietta o qualche sciocchezza da niente se questa cosa è legata al nostro passato insieme, oppure una cosa preziosa se ritengono che non sia un peso per loro. Il matrimonio praticamente fa impazzire qualunque persona che ne sia toccata, anche se di striscio, come chi riceve una partecipazione, perché costui si sente in dovere di fare un regalo per non fare il pezzente… Mah… dico io, sono alquanto dubbioso, perché mai dovrei farli il regalo se non voglio? Perché passo per pezzente se non lo faccio? Non ho obblighi verso di loro, quel pezzo di carta non è un contratto mefistofelico… Quello che voglio dire in questa delirante miscellanea di frasi è che non si è obbligati dalla società a fare una cerimonia pazzesca  degna di Luigi XIV e nemmeno ad diventare folli nella preparazione. Il matrimonio per sposi e invitati deve essere un piacere. Per quel che mi riguarda andrebbe bene anche una cena tra amici.

 

P.s non voglio parlare dell’abito bianco e dei vari tipi di abito, altrimenti finirei per insultare qualcuno…

P.P.s non ho parlato delle lauree ma vale lo stesso discorso. Qui sono maledettamente formali! Molto meglio una sana bevuta fra amici e via tutti i pensieri!

 

In cucina con lo studente…

Non comprare il pane, compra la birra!                                  

 

La ricetta concerne la preparazione di alcune focacce non lievitate, la seconda invece la composizione del piatto. Le focacce di questo tipo sono molto presenti nella cucina turca ed in generale in qualunque cucina povera.

 

Focacce:

 

Acqua; farina (due pugni circa); olio d’oliva; sale; pepe; origano (se si vuole)

 

Unire tutti gli ingredienti, fare un impasto omogeneo e lavorarlo fino a che non diventa sodo(mi raccomando serve solo un filo d’olio ed il curry non è indispensabile, inoltre moderatevi anche nell’uso del pepe). A questo punto stendete l’impasto con un mattarello (io usavo una bottiglia di vetro) su un piano, fino a farlo dello spessore desiderato (non troppo sottile o si brucia e si indurisce troppo!). Poi tagliatelo in forme non troppo grandi e cuocete le focacce  a fuoco medio basso in una padella già ben arroventata per circa 5, 10 minuti.  L’importante è che non diventino troppo dure.

 

Dopo aver sistemato le focacce su un piatto versateci sopra un filo d’olio d’oliva, curry ed origano. Utilizzatele poi per accompagnare formaggi, salumi, salse e tutto quello che avete nel frigo e di cui vi volete liberare. Le care focacce si adattano a tutto!

 

N.B Ovviamente utilizzate curry ed origano solo con cibi con cui vi sembra che quest’accostamento possa funzionare!!!

C’era un mondo…

C’era una volta un mondo in cui un Presidente di Regione fino al giorno prima di dimettersi assumeva ancora dirigenti e consulenti, affossando ancora di più la terra che avrebbe dovuto governare.                       

C’era una volta un mondo in cui chi prima strepitava contro una regola perché danneggiava la sua attività commerciale, poi la utilizzava poi contro il commerciante concorrente.

C’era una volta un mondo in cui un sindaco, prima e dopo essere eletto, aveva promesso mirabolanti novità: venivano promessi finanziamenti, opere, progetti, la rivoluzione e la gente gli credeva -forse perché aveva bisogno di un bel sogno da fare ad occhi aperti… – Costui si atteggiava a re e la gente lo seguiva.

C’era una volta un mondo in cui chi si lamentava del calo del turismo e poi si rifiutava di applicare una qualunque soluzione vantaggiosa anche per il turista, perché si sa, il turista è come un portafoglio pieno incustodito.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno non dava la giusta importanza agli altri, mostrandosi con arroganza superiore agli altri, ma nascondendo malamente le sue debolezze.

C’era una volta un mondo in cui le nuove idee erano viste con sospetto ed al tempo stesso venivano richieste persone capaci di produrre nuove idee.

C’era una volta un mondo in cui un qualcuno che avrebbe potuto ridare lustro ad un’università decaduta dovette cambiare lavoro a causa di individui mediocri.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno aveva paura a raccontare di sé.

C’era una volta un mondo in cui qualcuno scriveva su un blog misconosciuto delle cazzate per il gusto di farsi leggere. Questo qualcuno sapeva anche di doversi rimboccare al più presto le maniche per evitare di fossilizzarsi e di fallire nei suoi scopi.

La rubrica delle date- 5 agosto 1981

Il blog sta lentamente prendendo forma, anche se non esiste ancora una vera e propria scaletta degli interventi.. Oggi inauguro una rubrica settimanale, il nome prescelto è “la rubrica delle date”.  Il giorno in cui ho scelto di scrivere il nuovo argomento, cercherò degli eventi importanti che sono accaduti quel giorno nel corso della storia e ne farò un breve commento. Credo che questa possa essere  un’idea simpatica e stimolante. Oggi l’inesauribile Wikipedia mi ha regalato l’abolizione in Italia del matrimonio riparatore.

 N.B il post è stato scritto il 5 agosto                

5 agosto 1981 – Abolizione del matrimonio riparatore

Sin dall’antichità l’Italia è sempre stata un paese dalle forti tradizioni familiari, in cui la rispettabilità  e l’onore della famiglia venivano sempre considerate estremamente importanti. La tradizione cristiano-cattolica ha poi rafforzato quest’idea e l’ha mantenuta quasi intatta fino al periodo contemporaneo. Oggi non starò a descrivere l’evoluzione della famiglia o i motivi che portavano alla difesa dell’onore e della rispettabilità dei suoi membri, ma parlerò di un retaggio ancestrale presente nel nostro ordinamento sino al 5 agosto 1981, il matrimonio riparatore.  L’abrogato art. 544 del codice penale recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530cp, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.”  La norma dispone che la celebrazione del matrimonio tra le parti implicate, in caso di stupro di ragazza nubile,  liberasse il violatore da ogni ipotesi di reato. Possiamo affermare che la morale comune imponeva e la legge consentiva  di lavare il disonore delle due famiglie implicate, sia quella del violatore, sia quella della violentata che aveva perso per sempre la purezza. L’unione serviva a far tacere i pettegolezzi (soprattutto nei confronti della fanciulla, che veniva spesso ritenuta colpevole dello stupro subito, a causa del suo aspetto e della sua naturale lascivia) e serviva a riportare la situazione all’ordine naturale delle cose: niente Stato e magistrati ad occuparsi della faccenda, niente problemi legali e procedimenti lunghi e laboriosi, nessuna pubblicità negativa sulle famiglie e sul paese in cui avveniva il fatto e nessun problema per la famiglia della stuprata riguardo al farla sposare con qualche altro uomo, inoltre questi potevano anche ricavare un buon accordo con l’altra famiglia. Ma in una società in cui deve essere lo Stato a creare il diritto, questa norma, unitamente a quella del delitto d’onore, art. 587 cp, rappresentano bene l’incapacità dell’ordinamento giuridico del tempo di colmare alcune grosse lacune in termini di giustizia e libertà dei singoli individui nel diritto di famiglia, non essendo questo capace di porre la tutela del singolo su un piano superiore. Anche in questo caso è stato un evento accaduto che ha scatenato il cambiamento. Dobbiamo celebrare, infatti, il coraggio di una persona: la siciliana Franca Viola, che ha denunciato e si è rifiutata di sposare uno spasimante che con alcuni complici l’aveva rapita e poi ne aveva abusato sessualmente. Secondo la morale comune lei lo avrebbe dovuto sposare perché aveva ormai perso la purezza. Inoltre ricordiamo che lei era figlia di contadini, nata in un ambiente ed una zona della Sicilia molto legate alle tradizioni e lui legato ad una famiglia mafiosa, dunque il mantenimento dello status quo veniva prima di tutto, gli sconvolgimenti non erano accettati.  A questo punto possiamo capire quanto sia stato difficile per lei denunciarlo. La vicenda si è poi risolta in meglio per i “buoni”: il fidanzato storico di lei ha deciso di sposarla nonostante le minacce e sono anche stati ricevuti dal papa e contattati dal presidente Saragat. Il contorno noir della vicenda è dato dal fatto che il violentatore appena uscito dopo due anni di prigione è stato ucciso a colpi di lupara. La giustizia mafiosa. Il fatto in sé dell’abolizione del matrimonio riparatore è stato senza dubbio un grande passo avanti per il diritto nel superamento di certe visioni legate alla tradizione.

Appello importante.

Salve… 

Da tanto tempo desideravo parlare con voi per dirvi che io sono stanco, molto, troppo stanco e nella vita si arriva ad un punto in cui ti accorgi di dover cambiare, di dover fare qualcosa di eclatante, di dover muovere le acque, perché la palude in cui ti ritrovi ti uccide. Questa palude può essere tranquilla e noiosa, oppure, come nel mio caso, un oceano in tempesta.  Fortunatamente il buon Michael si è offerto di pubblicare il mio sfogo sul suo blog (io credo soprattutto perché lui è troppo pigro per scrivere e perché si vuole godere il mare). Ma spesso sono tornato sui miei passi, ho rinunciato nei miei intenti, per paura di lasciare la via conosciuta.

Io sono Puntoevirgola, faccio parte della famiglia Della punteggiatura e vi chiedo di lasciarmi in santa pace, di smetterla di mostrarmi come un trofeo nei vostri scritti. Vi vantate della vostra bravura di fronte alle masse di coloro che mi hanno conosciuto e già dimenticato, vi ostinate a seguire le regole grammaticali, contenute in vecchi libri ormai buoni solo per il fuoco ed apprese tra una battaglia navale ed un nomicoseecittà . Credete forse di essere i possessori della sacra verità linguistica? Mi sembrate, piuttosto, quei vecchi ruderi comunisti che si radunano, indossando le vecchie uniformi, a rimpiangere una volta all’anno l’amata URSS oppure i nostalgici ingenui del benedetto musso… Basta! La mia attività non è più necessaria! Ho avuto periodi di grande lavoro e di questo vi ringrazio. Svolgevo le funzioni di Puntointerrogativo, Puntoesclamativo e Duepunti nelle disquisizioni filosofiche e nelle poesie della Grecia antica quando loro erano ancora in fasce. Successivamente Aldo Manuzio si prese la briga di utilizzarmi per creare pause mediane fra punto e virgola, per semplificare la lingua diceva lui, ma io credo fosse solo per noia o per un bicchiere di troppo. Punto e Virgola sono ancora pieni di salute, così spocchiosi da credersi immortali… Beh che ci pensino loro a segnare le pause, a lavorare! Io ESIGO riposarmi, al limite posso acconsentire ad essere usato negli elenchi, quello è un lavoro onesto, semplice e riposante. Far parte di un lista è come stare su una spiaggia in un giorno di mare calmo, lo sciabordio monotono dell’acqua ti rilassa e ti aiuta a pensare. Far parte di un discorso complesso invece è come stare in spiaggia in un giorno di mareggiate… TREMENDO! Devi sempre stare attento a non farti travolgere dalle onde, a non fare errori ed io non ho più l’età per certe cose. In fondo cari maledetti professoroni, che fastidio vi dà non usarmi? Potrete comunque regolare la vostra lettura anche senza guardare estasiati il mio profilo, peraltro splendido, ne convengo. Suvvia, non c’è bisogno di fare gli snob! L’italiano è una lingua così bella proprio perché è varia, si modifica spesso, non è mai ferma ed è innovativa. Io mi sento di troppo, non sono più musicale, non seguo più il ritmo dei discorsi, insomma, preferisco andare in pensione così come fece il simpatico punto mobile, già secoli fa. Inoltre voi ed i greci siete gli unici ad usarmi sempre e costantemente. Sadici! Ma il buon Michael mi appoggia in questa scelta, devo averlo sicuramente colpito con la mia oratoria stringente ed efficace, non credo sia infatti così pigro da aiutarmi per non utilizzarmi…

Ah un’altra cosa, io odio chi dice: “devi usare il punto e virgola!” No! Io non voglio, non ve ne do il diritto, maledetti! E diciamocela tutta… Nella maggioranza dei casi non siete nemmeno in grado di usarmi correttamente e mi fate faticare inutilmente. Per la millesima volta dunque vi imploro di lasciarmi perdere, è giunto per me il momento di lasciare la battaglia fino a quando non sarò nuovamente in forze.  Vado in pensione già troppo vecchio, non sono mica un cittadino italiano io!

Con (poco) affetto

Il (mai) vostro Puntoevirgola