La regina ama i nani

Violento, inadatto e pauroso dicono quasi in lacrime i sensibilissimi eredi dei conquistatori in giubba rossa, riferendosi al nuovo scempio dei cattivi capitalisti dall’elmo cornuto a mamma Authority inglese. Leggo di una quasi rivoluzione in difesa dei nani da giardino recentemente picchiati e distrutti in un nuovo spot di IKEA*, che poi se lo meritavano secondo me, i nani sono molto inquietanti con quelle facce sorridenti e quei colori sgargianti. nani

Ah, lontanissimi ormai i tempi in cui l’imperturbabile signor Humour risiedeva nella terra del Cricket! Pare, infatti, ne sia stato scacciato perché sprovvisto di permesso di soggiorno.  Sia come sia la piovosa della delle zitelle acide è pronta a farsi ufficialmente carico di tutti i problemi dei bassi amici dal corpo di gesso…

 

Nani accorrete numerosi!  La corona vi proteggerà!

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*http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_29/gran-bretagna-spot-ikea-contestato-nani-da-giardino-marchetti_0fa6aee8-c84c-11e2-8fbd-d55cdeb0d621.shtml

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La rubrica delle date: 20 Dicembre 1759

I papi nella loro infinita saggezza si sono anche preoccupati dei problemi dietetici del loro gregge…

Il 20 Dicembre del 1759 Papa Clemente XIII pubblica l’enciclica “ Appetente sacro” in cui viene raccomandato il digiuno quaresimale quale mezzo di penitenza che porta molti vantaggi spirituali (ma io credo fossero anche fisici, infatti a qualche grasso nobile questo sarà stato più utile al fisico che allo spirito. Questa notizia, so benissimo, non è assolutamente rilevante per chiunque non abbia il capriccio della ricerca di aneddoti di qualunque specie o che non sia un vero ed assetato fedele di Santa Romana Cattolica ed Apostolica Madre chiesa. Tuttavia potrebbe essere utile in 2625342541_b7702c11b8_mun’ora di ozio, per pensare a quanto si siano rilassati con lo scorrere del tempo i dettami religiosi e di quanto non siano ascoltati (per fortuna o purtroppo non si sa). Nella lettera* in sostanza Papa Clemente con molta eleganza e tatto, come si confà a sua Santità, invita i suoi venerabili Fratelli a far rispettare le norme sul digiuno ed implicitamente ad attenersene per combattere la corruzione diabolica (“quella vecchia volpe”) che spingeva al lassismo dei costumi ed al trovare numerosi escamotage quali il bere ad esempio bevande miste a latte. Il Buon Clemente sapeva evidentemente che l’uomo è furbetto e che cerca sempre di avere la botte piena e la moglie ubriaca… “Giudicammo perciò necessario mandarvi questa lettera per significare alle vostre Fraternità in quanto grande timore Ci troviamo che rimanga alcunché della precedente corruzione, oppure nuovo danno venga inferto a questo riguardo alla disciplina ecclesiastica, con nocumento delle anime dei fedeli.”  Egli dice che è tramite la penitenza che si rende onore alla giustizia divina e che “se dunque non vogliamo essere puniti da Dio, non possiamo fare diversamente che punirci da noi stessi”. In questo modo è come se dicesse che è meglio fare questo piccolo sforzo per evitare mali peggiori…  Il digiuno è, afferma verso la fine, un modo per prepararsi ad affrontare la tremenda sofferenza di cristo, per poi purificarsi e diventare un uomo nuovo. Le ultime righe sono quasi una raccomandazione agli alti prelati, quasi fossero sia scolaretti un po’ vivaci promossi a capiclasse, a non perdere la disciplina ed a dare l’esempio… Lo ascoltarono? Chissà…

 

 

*http://digilander.libero.it/magistero/c13appet.htm

le querele, le liti inutili e gli scrittori(?)

Dovete sapere che Massimiliano Parente ha approfittato dell’indignazione  e dello stracciamento di vesti da parte di un gruppo di scrittori (di cui non ho letto nulla e di cui non me ne frega una beneamata cippa) contro Carofiglio che ha querelato un altro tizio, tale Vincenzo Ostuni (che lo aveva definito scribacchino), per tirare una bordata pesante contro tutti questi soggetti e ridicolizzarli pesantemente, definendoli tutti scribacchini. Io mi schiero al suo fianco, anche se non gliene può fregar di meno. Siamo al ridicolo… Questo tizi, sicuramente annoiati, ne hanno approfittato per incontrarsi, fare un po’ di caciara e poi andare a mangiare in trattoria. Carofiglio, possibilmente non ricordando la lentezza del carrozzone Justitia (eppure come magistrato dovrebbe saperlo) ed avendo anche lui tanto tempo libero (evidentemente ‘sti “artisti”  passano le giornate a meditare) e soldi per gli avvocati, decide invece di querelare l’altro per la parola “scribacchino”. Ma buon Carofiglio, che problema hai? Vuoi farti soldi facili con la querela? Perché solo così comprendo il tuo gesto. Il Querelato non ha usato, secondo me,  né buon gusto né fantasia, non avendo fatto uso di salaci commenti o di un raccontino sarcastico per allietarci, invece si è limitato ad una critica elementare e dovrebbe essere processato per banalità ed ovvietà, data la sua preparazione culturale. Quell’altro invece, il Gianrico poteva semplicemente mandarlo a cagare o fare un raccontino ancora più sarcastico e astioso, infarcito di pungente risentimento contro Ostuni, rispondendo quindi di fioretto. Per me è così che si dovrebbe fare nel mondo della critica letteraria e politica, a parte i casi gravi ovviamente. Intellettualoidi a voi mi rivolgo: dovete divertici con le vostre schermaglie, è questo il vostro compito nella società! Invece no, questi quattro arroganti e tronfi scrittori, mostrano di essere scribacchini e di mancare di quell’altero, nobile ed intellettuale distacco che dovrebbero avere rispetto alle critiche e che si manifesta con il sarcasmo più perfetto. Niente li differenzia dalle casalinghe di borgata che si querelano in continuazione. Purtroppo…

Matrimonio: che follia!

Dopo una lunga pausa oggi finalmente aggiorno il blog, prima di perdere definitivamente quei 4 lettori che trovano piacevole leggerlo (che ringrazio sentitamente!).  Questo periodo è stato un po’ movimentato, ho alcuni progetti che vorrei cercare di portare a termine e di cui non parlo per scaramanzia, ho studiato per due esami (economia che tu sia maledetta e diritto tributario che tu possa essere meno noioso di quello che attualmente sei), di cui uno superato lunedì e l’altro invece è tra qualche giorno. L’estate è finita e sto riprendendo i vecchi ritmi di studio. Purtroppo facebook è una distrazione tremenda, uno strumento del demonio…  Vi annuncio, anche se la cosa non è che vi importi poi neanche minimamente, che a breve mi iscriverò in palestra per cacciar via una poco elegante pancetta che rovina il mio magnifico (prrr) aspetto…

In Sicilia infuria la campagna elettorale e sembra un tutto contro tutti, una grande ammucchiata in cui tutti stanno attenti a proteggersi il didietro (peraltro molti non riuscendoci…). Ma la cosa non è molto importante, i siciliani come da qualche millennio a questa parte troveranno il modo di farcela.

 

Oggi voglio prendere d’assalto una delle fortezze più inattaccabili del comune pensare… Una cosa che mi fa venire l’orticaria solo a pensarci ed al cui confronto tutto il resto è polvere. Questa cosa (non posso definirla in altro modo) vanta a sua difesa intere legioni di dolci donzelle cresciute a telefilm e favole,  trae forza dal principio dello scarica barile e da quello dell’amore della pace” (di cui sono seguaci la quasi totalità degli esseri umani di sesso maschile, me compreso) e soprattutto serve da palcoscenico a quelle superstar di nome Nonvoglio Sfigurare e Voglia Diapparire… Queste due belle signorine alimentano il nostro narcisismo e se non sono ben controllate finiscono per influenzare ogni azione della nostra vita quotidiana, altresì (questa parola  è solo per te, caro Francesco) è manifesto che i luoghi in cui loro si baloccano come pazze sono le cerimonie, di tutti i tipi. Ma io non contesto le occasioni formali, anzi mi piacciono, adoro stare in giacca e cravatta e mi piace stuzzicare lievemente il mio ego, ma poi si arriva all’esagerazione, allo sputtanamento del senso stesso di cerimonia. Una sera a cena, ad esempio, è uscito il discorso di matrimoni e lauree e tutti sappiamo che Sicilia la formalità di certi eventi raggiunge livelli inimmaginabili e dunque quest’isola è un ottimo specchio per le comuni usanze. Probabilmente questo fenomeno andrebbe analizzato di concerto con l’idea tutta siciliana che dentro le mura private (Buttafuoco parlò di camera da letto) ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma basta che non lo si vada a dire direttamente al di fuori (che si sappia, invece per vie traverse un certo fatto non è rilevante) ma rischierei di perdermi in sofismi. Andando subito al sodo, è risaputo quali siano le tradizioni del matrimonio: organizzazione costosa e certosina da parte degli sposi, che ovviamente non devono sfigurare nel loro contesto sociale e magari imitare i matrimoni della gente importante, tutti vogliamo sentirci importanti.  Gli invitati ovviamente doneranno qualcosa per partecipare al felice momento, possibilmente costosa come un uovo fabergé, che non si deve sfigurare, i testimoni invece, in virtù dell’onore tributato loro dovranno fare un regalo molto personale (che, chissà come mai, viene comunemente inteso come il regalo più costoso di tutti… Mancanza di fantasia? O forse a causa della nostra incapacità a ritenere che un regalo di cui non abbiamo lo scontrino, possa risultare bello? Magari è solo perché questo è il modo più facile per ottenerlo). Inoltre per organizzare un matrimonio praticamente si deve aprire un mutuo, tra video, foto, ristorante(dove spesso si mangia male), chiesa, animatori, pagliacci, dj, vestiti e via seguitando…  Con gli anni la mia avversione a questo genere di cose sta crescendo come una pianta sempre più alta e robusta ed ho giurato che il mio matrimonio, se mai mi sposerò, dovrà essere il più sobrio possibile, senza spendere soldi inutilmente per locali finto-barocco-rinascimentali-liberty da arricchiti e senza creare un listino di invitato lungo quanto l’elenco della popolazione della Cina e pieno di sconosciuti. Ovviamente un matrimonio principesco in cui vengono presentati autentici capolavori culinari ed organizzato in un posto incantevole è decisamente stimolante, lo ammetto, ma questo genere di cose le si devono lasciare a chi se lo può permettere, non solo economicamente (che prima di indebitarsi per una cena è meglio pensare al futuro, magari con quei soldi copri una parte del mutuo per la casa, o li investi), ma anche perché dotato del giusto “savoir faire” ed ovviamente anche gli ospiti dovrebbero essere all’altezza. Prima che mi lapidiate per questo profondo snobbismo vi invito a ricordarvi del buon Trimalcione ed a pensare a degli episodi di cattivo gusto che sicuramente vi saranno capitati. Una cerimonia è come un buon abito, si deve essere naturalmente dotati a saperlo portare. Non si deve certo essere miliardari modello come il tizio descritto da Wilde, ma l’emulazione spesso rischia di diventare grottesca. Inoltre io desidererei che i miei testimoni non pensassero: “oddio che palle, mi ha chiesto di fare il testimone ed ora devo spendere un sacco di soldi per il regalo e c’è anche sta crisi maledetta e le tasse che si alzano e vorrei anche pensare un po’ a me stesso”. Cosa che mi è già capitato di sentire, infatti per quanto mi riguarda potrebbero anche non regalarmi solo la presenza, una maglietta o qualche sciocchezza da niente se questa cosa è legata al nostro passato insieme, oppure una cosa preziosa se ritengono che non sia un peso per loro. Il matrimonio praticamente fa impazzire qualunque persona che ne sia toccata, anche se di striscio, come chi riceve una partecipazione, perché costui si sente in dovere di fare un regalo per non fare il pezzente… Mah… dico io, sono alquanto dubbioso, perché mai dovrei farli il regalo se non voglio? Perché passo per pezzente se non lo faccio? Non ho obblighi verso di loro, quel pezzo di carta non è un contratto mefistofelico… Quello che voglio dire in questa delirante miscellanea di frasi è che non si è obbligati dalla società a fare una cerimonia pazzesca  degna di Luigi XIV e nemmeno ad diventare folli nella preparazione. Il matrimonio per sposi e invitati deve essere un piacere. Per quel che mi riguarda andrebbe bene anche una cena tra amici.

 

P.s non voglio parlare dell’abito bianco e dei vari tipi di abito, altrimenti finirei per insultare qualcuno…

P.P.s non ho parlato delle lauree ma vale lo stesso discorso. Qui sono maledettamente formali! Molto meglio una sana bevuta fra amici e via tutti i pensieri!