La rubrica delle date- 5 agosto 1981

Il blog sta lentamente prendendo forma, anche se non esiste ancora una vera e propria scaletta degli interventi.. Oggi inauguro una rubrica settimanale, il nome prescelto è “la rubrica delle date”.  Il giorno in cui ho scelto di scrivere il nuovo argomento, cercherò degli eventi importanti che sono accaduti quel giorno nel corso della storia e ne farò un breve commento. Credo che questa possa essere  un’idea simpatica e stimolante. Oggi l’inesauribile Wikipedia mi ha regalato l’abolizione in Italia del matrimonio riparatore.

 N.B il post è stato scritto il 5 agosto                

5 agosto 1981 – Abolizione del matrimonio riparatore

Sin dall’antichità l’Italia è sempre stata un paese dalle forti tradizioni familiari, in cui la rispettabilità  e l’onore della famiglia venivano sempre considerate estremamente importanti. La tradizione cristiano-cattolica ha poi rafforzato quest’idea e l’ha mantenuta quasi intatta fino al periodo contemporaneo. Oggi non starò a descrivere l’evoluzione della famiglia o i motivi che portavano alla difesa dell’onore e della rispettabilità dei suoi membri, ma parlerò di un retaggio ancestrale presente nel nostro ordinamento sino al 5 agosto 1981, il matrimonio riparatore.  L’abrogato art. 544 del codice penale recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530cp, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.”  La norma dispone che la celebrazione del matrimonio tra le parti implicate, in caso di stupro di ragazza nubile,  liberasse il violatore da ogni ipotesi di reato. Possiamo affermare che la morale comune imponeva e la legge consentiva  di lavare il disonore delle due famiglie implicate, sia quella del violatore, sia quella della violentata che aveva perso per sempre la purezza. L’unione serviva a far tacere i pettegolezzi (soprattutto nei confronti della fanciulla, che veniva spesso ritenuta colpevole dello stupro subito, a causa del suo aspetto e della sua naturale lascivia) e serviva a riportare la situazione all’ordine naturale delle cose: niente Stato e magistrati ad occuparsi della faccenda, niente problemi legali e procedimenti lunghi e laboriosi, nessuna pubblicità negativa sulle famiglie e sul paese in cui avveniva il fatto e nessun problema per la famiglia della stuprata riguardo al farla sposare con qualche altro uomo, inoltre questi potevano anche ricavare un buon accordo con l’altra famiglia. Ma in una società in cui deve essere lo Stato a creare il diritto, questa norma, unitamente a quella del delitto d’onore, art. 587 cp, rappresentano bene l’incapacità dell’ordinamento giuridico del tempo di colmare alcune grosse lacune in termini di giustizia e libertà dei singoli individui nel diritto di famiglia, non essendo questo capace di porre la tutela del singolo su un piano superiore. Anche in questo caso è stato un evento accaduto che ha scatenato il cambiamento. Dobbiamo celebrare, infatti, il coraggio di una persona: la siciliana Franca Viola, che ha denunciato e si è rifiutata di sposare uno spasimante che con alcuni complici l’aveva rapita e poi ne aveva abusato sessualmente. Secondo la morale comune lei lo avrebbe dovuto sposare perché aveva ormai perso la purezza. Inoltre ricordiamo che lei era figlia di contadini, nata in un ambiente ed una zona della Sicilia molto legate alle tradizioni e lui legato ad una famiglia mafiosa, dunque il mantenimento dello status quo veniva prima di tutto, gli sconvolgimenti non erano accettati.  A questo punto possiamo capire quanto sia stato difficile per lei denunciarlo. La vicenda si è poi risolta in meglio per i “buoni”: il fidanzato storico di lei ha deciso di sposarla nonostante le minacce e sono anche stati ricevuti dal papa e contattati dal presidente Saragat. Il contorno noir della vicenda è dato dal fatto che il violentatore appena uscito dopo due anni di prigione è stato ucciso a colpi di lupara. La giustizia mafiosa. Il fatto in sé dell’abolizione del matrimonio riparatore è stato senza dubbio un grande passo avanti per il diritto nel superamento di certe visioni legate alla tradizione.

La furia degli amanti della famiglia stile mulino bianco…

*scusate se è molto che non aggiorno il blog, ma non ho avuto tempo.      

Un recente DDL ha scatenato la reazione furiosa di sdegno quasi domenicano,  da parte dei membri del  Forum delle associazioni familiari. Sulla sito della rivista Tempi è uscito un articolo dai toni quanto meno apocalittici, che rischiano di portare l’articolo sul farsesco. Credo sia meglio, prima di inserire una parte dell’articolo, se vi dico qual è l’argomento in questione; sto parlando dell’incesto, o meglio di una modica all’art.251cc resa ufficiale il 16 maggio 2012 e che permette il riconoscimento dei figli incestuosi, senza che sia più necessaria l’ignoranza dei genitori riguardo la natura incestuosa del loro rapporto al momento del concepimento.

Cristo che frase da studente di giurisprudenza…

In sostanza se, come nelle migliori/peggiori Soap opera o come nelle tragedie greche, Batuffolo Bill conosce una bonazza, ci finisce a letto e la lascia in dolce attesa, scoprendo poi che lei era la sua famosa sorella andata via di casa a 3 anni perché si sentiva abbastanza adulta per un corso di cucito in Azerbaijan e che poi è tornata dopo 25 anni perché le mancava il cespuglio davanti alla vecchia casa, il loro figliolo potrebbe  essere riconosciuto perché entrambi non sapevano la verità­ (ma trattandosi di Soap opera, potrebbero anche essere troppo stupidi per accorgersene…). Ma se i due piccioncini avessero capito subito di essere fratello e sorella e si fossero lo stesso dedicati all’amor terreno, come in uno squallido film porno e poi fosse nato un tenero pargolo, costui non avrebbe potuto mai avere il cognome del padre e soprattutto non avrebbe mai potuto avere diritti patrimoniali sui genitori e men che meno sui parenti. Grazie al ddl sulle «Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali» questa situazione viene modificata ed il buon figliolo che magari a 18 anni vuole sapere la verità sulle sue origini, se non è stato già riconosciuto, potrà farsi riconoscere e quindi mettere le mani sull’eredità (ma si, un po’ di sano cinismo da rapace non guasta mai!).  Questo post tuttavia non vuole essere un’analisi tecnica -tra l’altro parecchio noiosa-  della norma e del rapporto di filiazione, ma la risposta ad una dichiarazione presente nell’articolo pubblicato nel sito di Tempi, nonché un invito a informarsi in materia.

Per  questo motivo consiglio la lettura di un articolo su un sito * e quello su Tempi **

Il brano incriminato è questo:

«Non solo – continua Belletti – non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa. Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare. Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza. Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia»

“Non è nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente la propria origine incestuosa.”

Ma siamo idioti? Magari un bambino vuole giocare alla Playstation, però un maggiorenne sicuramente vorrebbe sapere le sue origini.

“Per ogni cultura evoluta, poi, l’incesto è da sempre ritenuto un disordine da evitare e non certo da normare.”

La mia anima da amante occasionale della storia e da amante a tempo pieno dell’esattezza dei ragionamenti e delle spiegazioni si rivolta di fronte a questa frase.  Dovrebbe spiegarmi che intende per cultura evoluta, infatti, sembra applicare un  criterio cronologico, ma  i regni ellenistici, figli della cultura greca, mi sembrano tutto fuorché arretrati, considerando il contesto storico.  Casomai avrebbe dovuto scrivere “attuale ed evoluta”, ma anche in questo caso avrei da ridire… Anche perché è evoluta rispetto a cosa? Posso giustificarla solo nell’ottica scientifica in base alla quale il rapporto incestuoso può portare a problemi genetici (in questo caso gradirei, per curiosità intellettuale,  una spiegazione scientifica, dunque datevi da fare, o miei acculturati lettori!). Ci tengo a ricordare che l’incesto, o torto o a ragione, veniva utilizzato per mantenere il potere, sempre all’interno della stessa cerchia familiare, per tenere “il sangue puro”… Anche i patrizi romani erano soliti sposarsi tra cugini, ma non tra fratello e sorella.

Ripeto sempre che il contesto è essenziale in un’analisi seria.

“Esso nella maggioranza dei casi è frutto di una violenza.”

Ni.

Dato che l’incesto è culturalmente escluso dalla nostra società è raro che esso avvenga, dato che una persona, nemmeno lontanamente penserebbe di fare seriamente  sesso con un parente. Quindi i casi in cui ciò avviene possono essere generati da violenza, ma anche da un rapporto consensuale. Tuttavia è possibile l’esistenza un’attrazione “fatale” tra due consanguinei, che siano fratelli o cugini diretti, o zio e nipote o madre e figlio o padre e figlia. La modifica dell’art. 521cc non riguarda minimamente la violenza sessuale incestuosa, che viene punita  severamente dal codice penale. L’art. 564cp, invece, punisce l’incesto, mentre in caso di violenza si applicano di concerto le norme sulla violenza sessuale (artt. 609bis-609 decies del codice penale).

“Riconoscere l’incesto significa togliere protezione giuridica a tutti i membri della famiglia”

Niente di più sbagliato… Nell’ottica del forum-famiglie, di Tempi e di Pontifex si vuole salvaguardare a tutti i costi la famiglia vista come rappresentazione terrena  dell’opera di Dio, ma fregandosene altamente della protezione giuridica dei soggetti che non hanno colpe del rapporto dei genitori, le colpe, infatti, non ricadono sui figli. Quest’opinione sui figli legittimi ed il matrimonio è buono, forse, nelle lotte fra Clan o nelle lotte fra le famiglie nobili delle signorie, ma il Diritto (la maiuscola è d’obbligo) deve proteggere anche i singoli cittadini ed assicurare la pace sociale. In questo caso prendete in considerazione “pace sociale”: a mio parere nel passato l’istituto della filiazione legittima era utile perché consentiva al Pater  fedifrago di avere maggiori garanzie a tenere il patrimonio intatto alla sua morte, non dovendosi occupare  per forza dei bastardi –inoltre nel passato, spesso solo il primogenito ereditava le terre, ma questa è un’altra storia– attualmente questo bisogno è venuto meno, avendo tutti i figli virtuali possibilità di crearsi da soli un patrimonio e sparendo anche la visione del “feudo” da mantenere, ovviamente sto parlando in linea teorica. Al tempo stesso, si è capito che i figli naturali meritavano la stessa protezione dei figli legittimi e che in sostanza erano uguali. Dunque dovevano meritarsi una parte di eredità, l’ultima tappa in questo viaggio è quella degli incestuosi, che si è svolta in due tappe:

-Potevano essere legittimati se c’era l’ignoranza dei genitori.

Luuuuuuunga pausa.

-L’ignoranza non è più necessaria. (riforma attuale)

Anche gli incestuosi fanno parte della famiglia, così come i naturali e i legittimi. Rimangono pur sempre figli con il diritto al nome ed al patrimonio.

Per concludere dico che l’incesto non va certamente incentivato, ma che il legislatore deve sempre pensare ad una protezione giuridica per le categorie deboli e che i cari detrattori della norma dovrebbero utilizzare maggiore buon senso…

*http://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/i-figli-sono-davvero-tutti-uguali/

**http://www.tempi.it/lo-stato-italiano-sta-per-riconoscere-lincesto-e-i-cittadini-ne-sono-alloscuro#axzz21Od0fwGH