La bellezza degli scontri

Qualche mese fa giravano sulla più famosa piazza dei pettegolezzi di internet delle immagini in cui venivano mostrate a confronto folle urlanti e scontri di piazza in varie città europee e poi le code per l’iphone5 e il flashmob di Gangnamstyle in Italia…  Forse saranno state le foto, forse la crisi, forse l’autunno e l’inverno, ma le proteste che ci sono sempre state si sono fatte più accese. Gli italici sanculotti sono sempre felici di menare le mani (e bastoni, bottiglie, bombe-carta, molotov, pietre) contro quegli omoni più scuri dei puffi e mille volte più brutti e cattivi, senza identità e semplicemente servi dello stato. “In Italia c’è la dittatura delle banche (prima era la “dittatura del nano”, prima ancora della Dc, 14416_10152301553480171_758076302_npraticamente dal fascismo nulla è cambiato…) e protestare è il modo migliore di farsi sentire, dobbiamo ribellarci e distruggere questa struttura di potere corrotta, dobbiamo eliminare i politici e combattere i servi con i manganelli, la ricchezza deve essere distribuita a tutti. Abbasso le multinazionali e le banche!” Questo è bene o male il profondissimo pensiero che si potrebbe ascoltare parlando con uno degli studenti che protestano, magari coperto con casco e kefiah e con la felpa con la bandiera della pace stampata sul petto. Uno che magari pochi mesi prima era in coda per l’iphone5 e che giustamente vuole divertirsi senza preoccupazioni…  Io non contesto il voler protestare, contesto l’ovvietà di alcune frasi, contesto Grillo che invita le forze dell’ordine a sovvertire lo Stato e ribellarsi, contesto chi fomenta gli scontri da un lato e dall’altro parla di concordia e di pace. Ci sono altri mezzi, come ad esempio voti e costituzione di associazioni e referendum per far sentire la propria voce e so benissimo che possono anche fallire, ma anche le primavere arabe sono e stanno fallendo (quanto meno dal punto di vista democratico e laico).

In quest’ultima parte una considerazione pratica e molto individualista: Tu, ragazzo o giornalista o signore che sei capitato per caso nei pressi di uno scontro e non hai voglia di menare le mani, allontanati! Cosa diavolo ci stai a fare lì in mezzo davanti ad una carica a mani alzate? Pensi di avere una barriera davanti? Demente se non vuoi prendere mazzate fuggi e non dirmi: “si ma io ho il diritto di stare lì!” Palle e lo sai, non devo spiegarti certo io come funziona una carica e non devo spiegarti che non è come nei videogiochi in cui si selezionano i bersagli ed i cui i cattivi sono in rosso. Poi tra i poliziotti ci sono quelli che si vogliono sfogare, quelli che hanno paura e quindi colpiscono più forte, quelli che si fanno trascinare dalla  foga della battaglia, così come i manifestanti che prendono a calci in faccia i soldati blu a terra… Non venirmi a parlare di diritti, non venirmi a dire che in Germania non è così, che lì i servi dello stato hanno marciato con i manifestanti a Francoforte, perché un amico si è preso un pugno in faccia ed una manganellata mentre era a terra e non gli sembrava un gesto di affetto… I funzionari e gli alti dirigenti dovrebbero essere molto cauti nell’ordinare le cariche  nello schierare i reparti, perché solo i generali da salotto giocano con i soldatini e non capiscono cosa significhi creare uno scontro (così come non lo so io, per fortuna) e cosa significhi lanciare persone piene di tensioni e paure, abituate ad essere insultate, contro altre persone esasperate.  In questa situazione è normale che gli incidenti succedano e forse sono anche voluti… Una questione di cui si è discusso sono i numeri identificativi, questi possono essere uno strumento per rincuorare i cittadini (tra cui gli stessi poliziotti) a patto che chi di dovere non decida di usare anche questo strumento in maniera sbagliata, come tutti gli altri studenti che papà Stato ci mette a disposizione…

le querele, le liti inutili e gli scrittori(?)

Dovete sapere che Massimiliano Parente ha approfittato dell’indignazione  e dello stracciamento di vesti da parte di un gruppo di scrittori (di cui non ho letto nulla e di cui non me ne frega una beneamata cippa) contro Carofiglio che ha querelato un altro tizio, tale Vincenzo Ostuni (che lo aveva definito scribacchino), per tirare una bordata pesante contro tutti questi soggetti e ridicolizzarli pesantemente, definendoli tutti scribacchini. Io mi schiero al suo fianco, anche se non gliene può fregar di meno. Siamo al ridicolo… Questo tizi, sicuramente annoiati, ne hanno approfittato per incontrarsi, fare un po’ di caciara e poi andare a mangiare in trattoria. Carofiglio, possibilmente non ricordando la lentezza del carrozzone Justitia (eppure come magistrato dovrebbe saperlo) ed avendo anche lui tanto tempo libero (evidentemente ‘sti “artisti”  passano le giornate a meditare) e soldi per gli avvocati, decide invece di querelare l’altro per la parola “scribacchino”. Ma buon Carofiglio, che problema hai? Vuoi farti soldi facili con la querela? Perché solo così comprendo il tuo gesto. Il Querelato non ha usato, secondo me,  né buon gusto né fantasia, non avendo fatto uso di salaci commenti o di un raccontino sarcastico per allietarci, invece si è limitato ad una critica elementare e dovrebbe essere processato per banalità ed ovvietà, data la sua preparazione culturale. Quell’altro invece, il Gianrico poteva semplicemente mandarlo a cagare o fare un raccontino ancora più sarcastico e astioso, infarcito di pungente risentimento contro Ostuni, rispondendo quindi di fioretto. Per me è così che si dovrebbe fare nel mondo della critica letteraria e politica, a parte i casi gravi ovviamente. Intellettualoidi a voi mi rivolgo: dovete divertici con le vostre schermaglie, è questo il vostro compito nella società! Invece no, questi quattro arroganti e tronfi scrittori, mostrano di essere scribacchini e di mancare di quell’altero, nobile ed intellettuale distacco che dovrebbero avere rispetto alle critiche e che si manifesta con il sarcasmo più perfetto. Niente li differenzia dalle casalinghe di borgata che si querelano in continuazione. Purtroppo…