L’Ue terra di santi, illuminati e pacifisti

“Il Comitato ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2012 all’Unione Europea. L’Unione e i suoi membri per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa.”*  il nobel per la pace dell’anno 2012, come tutti avete ormai avuto modo di apprendere, è stato assegnato all’Unione Europea dall’altissima ed illuminata commissione nominata dal parlamento norvegese. La scelta è decisamente opinabile, anche se la frase da me riportata è senz’altro vera. Il fatto che per 60 anni gli stati europei non hanno praticato il loro sport preferito nel loro parco giochi prediletto in grande stile, ma hanno preferito i trattati sembra dimostrarlo, come lo dimostrano gli sforzi normativi e sostanziali fatti in questo senso. Non viviamo in un paradiso, anzi in alcuni luoghi la tranquillità è solo un sogno, ma nel complesso l’atmosfera è pacifica e di collaborazione. ** La pace si sa, è un concetto assai nebuloso e strumentalizzato, quella totale non potrà mai essere raggiunta se non a determinate condizioni aliene al nostro modo di essere. In questo caso pace dovrebbe essere intesa come tendenza (lenta) ad escludere uno stato guerra generale ed il ricorso alle armi come mezzo di risoluzione delle controversie. L’idea stessa di nobel per la pace è strana, legata alla politica ed alla diplomazia, perché non stiamo mica parlando di un libro, una ricerca scientifica, una cosa tangibile, ma di un equilibrio attraverso la storia ed attribuire un premio per aver creato un equilibrio di cui non si conosce la stabilità mi pare inutile. Io lo abolirei in quanto solo un’essere immortale (Dio, il Dr. Manhattan, Dracula, Matusalemme) potrebbe giudicare. Ma se deve essere attribuito a qualcuno, che si scelga almeno una persona fisica che nella sua lunga vita ha impiegato le sue risorse per quel fine e che questo sia riconosciuto da molti, oppure un organismo che ha come fine primario l’ideale puro di pace, o che questo traspaia dai suoi fini (come nel caso della Croce Rossa Internazionale). Invece l’UE (stato, organismo internazionale, pastrocchio) non può riceverlo, per il semplice  e pacifico fatto un ente di questo genere non potrà dedicarsi unicamente alla pace, ma avrà interessi nel commercio di armi, saranno presenti sul territorio forze armate, i suoi rappresentanti si troveranno a dover fare scelte poco etiche od a sacrificare determinate risorse (ad esempio riduzione delle libertà personali per la pubblica sicurezza),tutte cose che si pongono all’opposto di un ideale puro di pace, ma è così che va il mondo. Gli Stati (faccio rientrare qui anche l’UE per comodità) ricercano l’equilibrio e la convivenza pacifica, ma devono assicurarsi la sopravvivenza . Quello che io voglio dire è che l’UE non può rappresentare per la sua stessa natura l’ideale del premio, non perché sia un organismo guerrafondaio o che schiavizzi i cittadini, bensì perché si trova a dover far collimare più interessi, che con l’ideale puro di pace (io penso a Gandhi se si parla di pace) hanno poco a che fare.

P.S Ho trovato opinabili alcune attribuzioni del Nobel, ad esempio ad Obama, caso in cui la scelta politica (come nel caso dell’UE) è molto contestabile. Un premio nobel dato praticamente sulla fiducia!

 

 

*http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/10/12/SCHEDA-motivazioni-premio-Ue_7618985.html                                                     **Fondamentale in questo discorso è non pensare al singolo, ma alla massa.

 

La rubrica delle date- 24 settembre 1725

Nel lontano 1725 in questo giorno nasceva un uomo con uno dei cognomi più conosciuti al mondo: Arthur Guinness. Sappiate che il libro non è direttamente legato a lui, ma ha un piccolo posto in questa storia. Quest’uomo dal naso abbastanza grande e l’aspetto da notabile di provincia è colui al quale gli amanti della birra debbono molte delle loro sbronze. Originario di Celbridge, crebbe nella contea di Kildare perché il padre era amministratore delle terre dell’arcivescovo di Cahel. Evidentemente il padre era un ottimo amministratore, infatti il buon ecclesiastico lasciò in eredità e con profondo spirito cristiano 100 sterline a ciascuno dei membri della famiglia Guinness*. Arthur, di cui non si hanno notizie sull’educazione ricevuta**, con notevole spirito pratico decise di aprire un piccolo birrificio a Leixlip nel 1755, ma dopo quattro anni, dimostrando spirito imprenditoriale e coraggio, lasciò l’impresa al fratello minore per trasferirsi a Dublino, stipulando un contratto di affitto della durata di 9000 anni (della serie, non si sa mai…) per l’affitto del  St. James’s Gate Brewery, che diventò la sede del più famoso birrificio d’irlanda. Inizialmente si dedicò solo alla produzione della birra ale. La birra gli portò fortuna anche sul lato privato perché nel ’61, presumo nella bella Dublino, sposò Olivia Whitmore, che fu madre di ben 21 figli (doveva avere molto tempo libero…). In quegli anni si trasferì in un quartiere bene della città e dal 1767 fu a capo della corporazione dei mastri birrai fino alla morte, un incarico di prestigio, che lo fece diventare anche una figura interessante politicamente, tanto che rappresentò la corporazione nel consiglio comunale dublinese. Intanto gli affari proseguivano a gonfie vele e lui cominciò a fare esperimenti sulla birra porter, che già altri mastri birrai irlandesi avevano cominciato a produrre, anche come risposta alla concorrenza spietata di Londra. Nel 1778 fu venduta presumibilmente la prima Guinness come noi la intendiamo oggi, se si vuole tenere fede dei libri contabili. Al contempo fu un sostenitore aperto di Henry Grattan, deputato irlandese (che non ebbe molta fortuna nelle sue imprese) la cui battaglia era incentrata sull’autonomia dell’Irlanda e sull’attribuzione del potere legislativo del parlamento. Viene da pensare che il signor politico si accattivò il Guinness soprattutto grazie ad una proposta di legge per ridurre le tasse sulla birra (i buoni vecchi accordi politici, che bellezza!). I due avevano anche idee comuni riguardo l’emancipazione dei cattolici, anche se il furbo Guinness da buon imprenditore si tenne fuori dalla grande rivolta del 1798 contro il Regno Unito organizzata dagli “United Irishmen” (da cui si tenne lontano anche Grattan per divergenze di pensiero, era uno pacifico). Dal ’97 al ’99 allargò notevolmente la fabbrica e chiamò come consoci i Purser, già produttori londinesi di birra Porter da lunghi anni e poi bloccò la produzione di ale per spostare le risorse dell’impresa solo alla produzione della birra scura. Morì dopo questa lunga vita felice nel 1803, mentre l’azienda continuò e continua a prosperare.

*La famiglia Guinness ha sempre dichiarato di discendere la potente clan dei Magennis, ma la cosa non fu mai dimostrata, quello che adesso si sa grazie alle prove sul DNA è che loro sono probabilmente discendenti dei McCartans, parenti stretti dei Magennis. Quindi la loro nobile origini è salva, qualcuno vada a tranquillizzarli per favore…

**Probabilmente sarà stato educato da precettori privati

P.S Il Guinness dei Primati fu ideato dall’amministratore delegato dell’impresa nel 1951 ed il nome fu mantenuto anche quando i due marchi non ebbero più rapporti per reciproca convenienza.

La coerenza dell’incoerenza.

Oggi vorrei scatenare una bella discussione ed il tema è:   

L’incoerenza.                                                                         Image

E’ il male assoluto? Torme di sedicenni in crisi intellettuale affermano tale ipotesi ed io non ero da meno. L’idea comunemente accettata e che si può sentire ovunque, partendo dall’intellettuale sinistroide, passando per la ragazzetta amante di gossip girl, fino ad arrivare al fascistone convinto, è che  tutti dovremmo essere sempre coerenti con le nostre idee. L’incoerenza è come l’ipocrisia, uno schifo tremendo, dunque tutti retti sulla nostra strada, che essa porti al bene o al male assoluto è indifferente.

Già… Facile a dirsi, difficile a farsi.

L’uomo per definizione è  incoerente, per il semplice fatto, io credo, di essere dotato di una mente pensante e questa infatti, la maledetta, pensa, elabora, costruisce e distrugge sistemi di pensiero,  in continuazione! Quindi è normale che prima o poi ci sia una  marcia indietro riguardo ad una determinata scelta, dal più futile al più idealista e nobile. Questo può essere provocato da emozioni, sentimenti, amore, ma anche per invidia o altro.

Io non mi sento in grado di condannare in toto chi viene tacciato di essere incoerente, è una cosa che va accettata, l’incoerenza è alla base delle conversioni ad esempio.

Ma è anche alla base stessa della formazione delle società, basti pensare ad un idealista duro e puro come il diamante, incorruttibile, che non scende a patti con niente e nessuno, per capire che difficilmente questo sarà un buon governante od una persona soddisfatta della società. Ovviamente queste sono generalizzazioni fatte con l’accetta ed in modo grossolano, sicuramente molti idealisti sono simpatici, ottimi amici, molto portati, ovviamente, all’onestà e la lealtà, ma spesso su argomenti spinosi diventa impossibile discutere, trovare un compromesso. Inoltre tutti siamo spesso insoddisfatti,  anche coloro che riescono a fare rivedere le proprie scelte. Quello che mi preme dire è che ad essere troppo idealisti si rischia di non capire i bisogni della gente, di non capire che spesso si deve giungere a compromessi per ottenere il meglio per tutti, o semplicemente per noi stessi.

Mi piace citare sempre il detto: “In medio stat virtus“, perché io ci credo veramente e credo che per trovare il giusto equilibrio, sia a volte necessario fare dei passi indietro, risultare apparentemente  incoerenti.

Ovviamente l’altra faccia della medaglia dell’incoerenza è la deriva voltagabbana e meschina, nemmeno questi sono buoni governanti (e di questo ne siamo tutti consapevoli). Pensiamo ad esempio a chi pensa esclusivamente a sé stesso a scapito di chiunque altro e che utilizza il compromesso, la diplomazia per arricchimento personale.

Rimane il fatto che ci sono momenti in cui ogni persona dovrà pensare a se stessa…

State bene attenti: l’incoerenza come valore positivo è ben differente dal rimangiarsi la parola data senza motivazione o per una motivazione meschina, alla base di questa scelta dovrebbe essere, soprattutto in ambito politico, una motivazione valida, almeno per il soggetto stesso.

Per concludere dico che essere oggetto di scelte incoerenti da parte dell’altro non è bello, ne convengo, come ad esempio essere in un triangolo amoroso, oppure in rapporti poco chiari, ma qui si parla anche di confusione mentale.

Un pizzico di incoerenza può essere sintomo di una mente attiva.

Ovviamente bisogna sempre ponderare le proprie scelte a fondo, per evitare di diventare delle trottole spaccapalle… Cosa che non sempre io riesco a fare, infatti le scelte ponderate sono sempre difficili.